Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Ad horas… ormai ci siamo e la più lunga, brutta, asimmetrica, campagna elettorale che si sia mai vista da noi, sarà chiusa.

Cosa ne rimarrà nella nostra memoria e nella coscienza collettiva del Paese? Proverò a riassumere, naturalmente dal fronte delle regioni del NO.

La prima impressione inconfondibilmente certa è il deja vu dell’imperversare sui media radiotelevisivi ( solo alle Previsioni del Tempo e del Traffico non si sono visti o sentiti i monologhi renziani), sui social media e sui cellulari (con 438 messaggi-news e poi fb, twit, instagram ecc.) del Premier-Leader, come fece, ma meno efficacemente, Berlusconi culturalmente limitato alleTV.

Resterà l’amaro di una par condicio negata e di questo “one man show” ripetitivo e stucchevole, che ci propone una futura prospettiva orwelliana da Grande Fratello.

C’è poi la mutazione in atto, ma quasi completa, del Partito Democratico, la cui berlusconizzazione trova la sanzione più netta nella resa al SI di Romano Prodi: fatta in limine mortis, all’ultimo momento per renderla più efficace, che consegna l’unico uomo politico che per due volte aveva sconfitto il Cav., al partito personale, monocratico e unipensiero dei cerchi magici e delle èlites Arezzo-Firenze & articolazioni periferiche.

Resterà il ricordo dell’ennesima incredibile rinascita di Silvio Berlusconi, la sua verve ritrovata nel suo terzo quarantennio, che comincia irridendo al suo ”erede” che l’ha favorita.

C’è poi la riforma, con un Senato da frequentare ogni 15 giorni (parola di Premier), con la recente invenzione dell’elezione diretta da parte dei cittadini, (ma come se è previsto che saranno eletti dai Consiglieri regionali, eletti, non ratificati?); la manomissione delle Regioni, tutte meno le 5 costosissime a Statuto Speciale; la nefasta clausola di superiorità dello Stato che aumenta eccome i poteri del Presidente del Consiglio; dell’abolizione delle Province non si parla, perché non lo saranno, anzi…; del promesso dimezzamento di parlamentari e stipendi bisogna accontentarsi di quel che si è rimediato ecc. ecc.
Resterà il rimpianto di una occasione perduta per un momento alto di discussione e di acculturazione di massa sui temi costituzionali, ma non dopo la confezione della riforma, ma prima o almeno durante; di una personalizzazione eccessiva, pericolosa, dannosa.

Infine le pressioni indebite al limite del ricatto e del voto di scambio della pioggia di finanziamenti, di bonus dati e promessi a pioggia a giovani, pensionati, puerpere, statali ecc., ma sempre sul triennio perché non si sa mai; le leggi ad Delucam …

Resterà il timore che ciò che abbiamo vissuto sia la prova generale di un regime che ha molto a che fare con la comunicazione e l’imbonimento, ma poco con la democrazia.

Misureremo la maturità degli Italiani non solo il 5 all’esito del referendum, ma soprattutto dopo, perché rimettere insieme ciò che è stato diviso non sarà facile e toccherà forse proprio a chi ha sostenuto le ragioni del NO a farlo, perché parafrasando quel che si diceva qualche decennio addietro, sarà una risata che li seppellirà. Per il momento attestiamoci per un tranquillo e ridanciano NO!”

Francesco Chiucchiurlotto (Res 51)

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email