Ho letto con interesse, ed anche stupore, l’ articolo su La Repubblica del 15 u.s. dal titolo LO SPRECO NECESSARIO di Sergio Rizzo, sulle dichiarazioni di Di Maio e Di Battista a proposito della sede del Parlamento Europeo che costringe una volta al mese tutti i Parlamentari Europei, con tecnici, funzionari, consulenti al seguito, a recarsi da Bruxelles, sede naturale, a Strasburgo sede accessoria, perché la Francia, all’epoca, pretese una sua “marchetta” per la sua “grandeur”.

Non entro nel merito della questione sullo spostamento della sede del Parlamento UE da Strasburgo a Bruxelles, con risparmi di centinaia di milioni di euro, questione spinosa e più complessa di quel che sembri, ma a quello che di dannoso ha comportato per le istituzioni italiane, l’edizione del libro più famoso, di Rizzo e Gianantonio Stella, “La Casta”.

L’approccio di Di Maio & Di Battista di oggi, è identico a quello che Rizzo & Stella fecero nel 2007 con LA CASTA: denuncia di sprechi, malversazioni, incongruità, favoritismi, in particolare in due istituzioni italiane, le Comunità Montane e le Province.

Oggi nel suo pensiero e nella sua analisi c’è una novità, una confessione:
“ Dopo le denunce degli scandali qualcosa si è tagliato, ma il problema di fondo, cioè l’efficienza del nostro sistema politico non è rimasto intatto: è addirittura peggiorato. Come se tagliare semplicemente vitalizi, stipendi, auto blu avesse potuto risolvere di per se tutte le magagne della politica.”

Ma ci sono voluti 12 anni per capirlo?
Quando parlando di istituzioni previste nella Costituzione, si butta il bambino (esse) con l’acqua sporca (sprechi e affini) come il libro fece, o non evitò di fare limitandosi alla denuncia, ed inaugurando l’ascesa del populismo in Italia, come sorprendersi che le cose peggiorino?

Le Province, ente intermedio per eccellenza, sono oggi senza ruolo e risorse, con strade dissestate e scuole a rischio, ma con personale transitato alle Regioni, dove si è mal inserito ma con stipendi maggiorati, alla faccia dei risparmi invocati.
Le Comunità Montane, che vengono dall’art.44 della Costituzione, dal Tuel, artt. 4 e 127, sono, fatta salva non a caso l’illuministica Lombardia, soppresse e trasformate in Unioni, pessima forma di ente locale.

Perché allora non si è avvertita l’esigenza di distinguere il ruolo istituzionale da modificare o correggere, ma tuttavia da tutelare, e alcune pessime prove di esso?

Perché allora, come Rizzo fa oggi, non si è avanzata la proposta di “dare poteri veri” ad enti intermedi essenziali per un armonico e coerente ordinamento della Repubblica?

Chiudo con un invito: tutti hanno consapevolezza dell’importanza del potere mediatico della stampa; si analizzi con questo nuovo indirizzo, sia l’ ente intermedio provinciale e la montanità che è una condizione difficile e spesso drammatica in cui milioni di Italiani vivono e lavorano e che la Costituzione tutela con le Comunità Montane; siamo alla vigilia di importanti decisioni in proposito nell’ambito della revisione del Testo unico EE LL e del Titolo V; Sergio Rizzo, fatti sentire.

Francesco Chiucchiurlotto

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