C’è un caso umano ancora indefinito nei suoi parametri politici essenziali, ma ben definito in quelli mediatici, e come dicevamo, in attesa che qualche politologo si metta al lavoro per analizzare la destra politica italiana di oggi, quella del 2 giugno scorso per intenderci, sarà bene fare alcune considerazioni, stavolta su un suo esponente di riferimento, Matteo Salvini, di volta in volta il Capitano, il Segretario della Lega senza Nord, il Superministro.

Quando si costruisce un personaggio a base di spin doctor (specialisti della comunicazione), di un utilizzo pianificato dei social media, con squadre di followers a pagamento che interagiscono tra loro creando un effetto trascinamento dell’opinione pubblica, con prodotti politici basati sul politically correct populistici, quando si sfida il buon senso con il senso comune, qualche rischio lo si corre.

Intanto qualcuno si ricorderà la “Curva di Sorace”, che misura quel dosaggio di pubblicità, promozione, presenza mediatica che si innalza per poi ridiscendere e se l’acme non corrisponde alla data delle elezioni, queste si perdono, come accadde appunto a Francesco Storace nelle elezioni regionali di qualche anno fa, quando si votò con la sua curva del consenso in ripida discesa.

Luca Morisi, il capo staff comunicazione di Salvini, che ha costruito l’apparato promozionale più famoso ed importante d’Italia, con un budget annuale intorno ai 600.000 euro, sta cambiando continuamente parametri e moduli perché qualcosa si è inceppato nella formidabile macchina denominata “LA BESTIA” come i sondaggi in calo dimostrano.

Gia il 2 giugno scorso si era notato nella forzatura di una celebrazione alternativa alla Festa delle Repubblica, un passo falso sia per il disperante e fallimentare paragone forzato con il Presidente Mattarella, vero ed unico titolare di essa, ma anche per la violazione plateale delle norme anti Covid, mascherine e distanziamento fisico.

L’altro ieri Vincenzo De Luca, Presidente della Campania, nella sua settimanale rassegna di rampogne televisive, tra il serio ed il comico, ha avuto gioco facile nel rintuzzare le critiche salviniane sui festeggiamenti a Napoli per la Coppa Italia, ricordando che il 2 giugno in piazza non c’era un giovane tifoso, ma un già ministro della Repubblica che tra  l’altro ambisce a pieni poteri, bollandolo come “somaro” insieme alla “vispa Teresa” Meloni.

L’incidente poi dell’altro giorno in Senato dove è incorso in un lapsus clamoroso quando ha tuonato come i porti aperti avessero salvato vite ed i porti chiusi avessero provocato morti, esattamente l contrario di quanto sostenuto per anni.

Ma forse l’episodio più sintomatico di una caduta di quell’istinto politico che sa cogliere le proporzioni ed i tempi della comunicazione, di cui ha a lungo fatto sfoggio, è l’episodio delle ciliegie.

Mentre Luca Zaia parlava del Covid 19, delle conseguenze nefaste e mortali sulle popolazioni, il Capitano Salvini mangiava ciliegie; o meglio, come ha scritto qualcuno, le ingurgitava, una dietro l’altra, una dietro l’altra, in una sequenza compulsiva quasi comica.

Senz’altro stare a fianco del suo maggior competitor, tra l’altro ora in grande spolvero, ha necessitato una atteggiamento di nonchalence che solo un capo supremo può avere; la scusa accampata che quello fosse il proprio pranzo, regge poco; come la si metta una prova di maleducazione per non dire cafonaggine, che impegnerà non poco Luca Morisi per un possibile recupero.

Ecco la parola giusta: ”recupero”; non più all’attacco ma in difesa; qualcosa sta cambiando.

Francesco Chiucchiurlotto