Appena finita la prima parte di queste riflessioni sulla crisi delle democrazie liberali ed occidentali ecco che a conferma della loro differenza con i regimi autoritari ad economia controllata ed a società chiusa, prima il voto di ballottaggio in Francia ed ora in Italia la crisi del movimento 5STELLE, mettono in evidenza quanto complesso e faticoso sia governare con metodo democratico e liberale.

La cosa che più stupisce è che stiamo perdendo di vista la bontà e “superiorità” del nostro sistema liberal occidentale e siamo indifesi e permeabili alla “disinformatya” russa o alla propaganda diffusa, di Cina e di altri BRIC a noi ostili.

Clamorosa durante il picco della pandemia, la rivolta contro la “dittatura sanitaria” del sistema sanitario italiano, quando “altrove” la gente veniva prelevata con la forza in casa, o rinchiusa in compound militarizzati, o tenuta all’oscuro sull’andamento della pandemia o sulla somministrazione di chi sa che vaccino.

Credo che ciò avvenga per una lenta e progressiva corrosione e sfarinamento di quel che chiamavamo una volta “valori”: libertà e garanzie di espressione, di iniziativa, di lavoro, di partecipazione ecc. racchiusi nella nostra Costituzione.

Il prossimo anno andremo al rinnovo del Parlamento in pessime condizioni, se non si pone mano da subito ad una serie di provvedimenti: la riduzione nel numero di 300 parlamentari, può essere una grande occasione di riforma del potere legislativo ed esecutivo, in termini di semplificazione, chiarezza regolamentare, dinamiche trasparenti di partiti e lobbies.

Ma viceversa può determinare una paludosa fase in cui il sistema abbia prioritaria la conservazione dei privilegi acquisiti e la conservazione dell’esercito di addetti, consulenti, portaborse e quant’altro si è saputo fare in termini di proliferazione e clientelismo, da parte di ogni formazione politica.

La legge elettorale poi, che possa superare le “porcate” che si sono susseguite dopo il Mattarellum, ispirata finalmente a ciò che serve al Paese e non alle convenienze dei partiti.

La situazione è sotto gli occhi di tutti: appare impossibile qualsiasi tipo di maggioritario stabile ed alternativo capace di governare senza scossoni per 5 anni su un programma condiviso; del resto un proporzionale che non fissi un consistente sbarramento percentuale per entrare in parlamento produrrebbe una ingovernabilità ancora più pericolosa.

C’è poi il contesto nazionale ed internazionale che volge al peggio: pandemia, guerra, inflazione, debito pubblico, siccità e quant’altro le bibliche calamità possano rammentarci.

In questo caos, per ora calmo, ci sono comunque due punti di riferimento che dobbiamo apprezzare e tutelare (come dagli sguaiati attacchi alla Travaglio) e che sono il Presidente della Repubblica ed il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Mattarella ha dimostrato la fermezza necessaria sia sull’aggressione all’Ucraina, sia su una sua salda referenza per ogni agitazione interpartitica; Draghi ha tranquillizzato innanzitutto l’Europa e l’Occidente sulla solidità del governo, scongiurando derive ed attacchi speculativi.

Non è molto, ma forse abbastanza per riuscire a sistemare le cose di cui sopra. Dovevo trattare dell’importanza dei Comuni Italiani; lo farò nella terza parte.               

Francesco Chiucchiurlotto

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