I risultati elettorali del 26 maggio u.s., europee e comunali, sono stati ben più di un brodino per il PD, come autorevoli commentatori hanno invece sottolineato.

Intanto il sorpasso, anche se in discesa sul M5S, ha un valore simbolico alto e soprattutto portano il Partito Democratico al ballottaggio in una decina di capoluoghi di provincia, con qualche chance di vittoria e un buon viatico all’arresto dell’eradicamento dal territorio; quindi valore simbolico ma anche pratico e concreto.

C’è poi la maggior definizione del profilo politico di Nicola Zingaretti, che rimane il Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore (Cunctator), mentre l’Annibale-Salvini imperversa da nord a sud, ma si intravede che il tempo sta lavorando al suo fianco, sia se si andrà ad elezioni anticipate, sia se permarrà un contratto di governo sfilacciato e conflittuale.
Nel primo caso non potrà che consolidare la ripresa elettorale del PD aggiustando il tiro sulle periferie e la sinistra-sinistra, ma soprattutto potrà liberarsi di gran parte della zavorra renziana, detta con tutto il rispetto, che occupa manu militari Camera e Senato.
Tra l’altro il pop corn di Renzi, da questi assurto a linea vincente nell’analisi del voto post europeo, non porterebbe altro che ad un lungo periodo di opposizione ad un centro destra solidissimo.

Nel secondo caso, quello di una riedizione gialloverde di governo, avrebbe il tempo di attuare la strategia eccezionalmente corretta ed innovativa che rompe finalmente l’equivoco esiziale ed originario del Partito Democratico, la mancata fusione a freddo tra culture diverse e la presuntuosa vocazione maggioritaria: ognuno a casa propria, ma in un condominio con un comune regolamento condominiale.

Carlo Calenda, che si è intestato, in parte a ragione, una percentuale della ripresa di consensi, lo ha enunciato a chiare lettere: se serve sono pronto a costituire una formazione di centro che si allei organicamente con il PD.
Mettere insieme tre grandi culture, la sinistra, il cattolicesimo ed il liberalismo non sembra impossibile, come pure costruire un programma comune che si rivolga ad un elettorato in cui l’impostazione ideologica delle scelte ancora conta molto, e quindi la questione delle radici identitarie gli appare irrinunciabile.

Due al posto di uno è un vero affare: si differenzia l’offerta, e soprattutto si rilanciano due identità sino ad oggi mortificate dalle mediazioni al ribasso e da una conflittualità insopportabile e stupida.

Se il Segretario, Zing! si libera dai lacci e laccioli del recente passato, e Zang! promuove due formazioni indissolubilmente e strategicamente vincolate, affidabili e ben organizzate su identità forti, altro Che Cunctator, saremmo a Scipione l’Africano.

 

Francesco Chiucchiurlotto