Io che ho avuto il privilegio di leggere le storie di Tex Willer sui fumetti a strisce degli anni ’60, quelli da 20 lire di circa. 16 X 8 cm, ricordo bene gli “zing… zing…” delle pallottole che fischiavano nelle frequenti sparatorie che il ranger ingaggiava con i cattivi di turno, banditi o pellerossa che fossero.

Mi viene in mente questo ricordo per assonanza fonemica con le primarie PD di domenica prossima, per uno dei suoi protagonisti, Nicola Zingaretti, Zing-aretti.

Ma le assonanze e somiglianze finiscono qui, anzi il paragone regge con Aquila della Notte, se interpretato al contrario, cioè qualità e difetti dell’uno, sono difetti e qualità dell’altro.

Tex ha una tattica standart: arriva nella città, nel villaggio, nel luogo dove sta il cattivo, di volta in volta l’approfittatore che domina la città con il denaro che lucra, o lo sceriffo corrotto, o il banchiere succhiasangue, o l’indiano infedele, e la prima cosa che fa è che scazzotta un suo scagnozzo, a dire il vero una mezza dozzina, attende in allerta insonne la reazione del capo-reprobo ed infine affonda il colpo decisivo, che è appunto spesso una pallottola.

Con questa gentaglia, lui che era un fuorilegge, non ha modi urbani e cortesi; oggi vige il politicamente corretto, ma all’epoca erano consuete forme velate di tortura per far parlare i mascalzoni, che andavano dai pestaggi ad oltranza, ai fiammiferi accesi tra le dita dei piedi.
Nicola Zingaretti, al contrario appunto, arriva alle scadenze politiche ed elettorali in punta di piedi, saluta cortesemente tutti, ma proprio tutti, fa due conti e comincia a mettere d’accordo il 50% + 1 dei soggetti interessati, mantenendo un profilo di appartenenza storica di sinistra, stante il suo percorso di formazione e cultura politica, ed aggiungendo un “manuale Cencelli” che anch’io considero la più alta espressione dell’esperienza della presto prossimamente rivalutata Prima Repubblica.

Quindi aplomb serafico al posto della polverosa grinta Willeriana; mascella tonda e non quadrata; mano tesa al saluto, piuttosto che pugno diretto alla mascella.

Sin qui le contrapposizioni; però c’è, senza forzare tanto la similitudine, una cosa che li accomuna: sono entrambi amministratori; Tex delle tribù del popolo Navajo, Zingaretti delle tribù territoriali del Lazio.

La caratteristica degli amministratori è la concretezza; la prossimità ai problemi dei cittadini o a quelli degli abitanti delle praterie, costringe a trovare soluzioni concrete, pragmatiche.
Così Aquila della Notte riunisce il Consiglio degli Anziani Navajos e risolve; Zing riunisce la Giunta Regionale e con qualche complessità in più, risolve.

Trasferito questo modus operandi nella crisi del PD, vorrà dire trovare un minimo comune multiplo come denominatore che produca numeratori tali da assicurare una politica di profonda riforma, che consenta alla sinistra, o meglio ai soggetti sociali che di essa hanno bisogno, di riconoscersi e ripartire: con calma, con garbo, con gradualità, ma con tenacia e inflessibilità.

Probabilmente non sentiremo, Zing… Zing… , fischiare le pallottole, ma il cambio di passo, di stile, di cultura politica non potrà che essere positivo.

Anche perché il Tex Willer che oggi si gode la pensione nella sua bella riserva assieme ai suoi pards, ci mette due minuti a cavalcare verso una nuova missione.

Francesco Chiucchiurlotto

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