VITERBO – “Sanità, dimezzato il deficit degli ospedali romani”, così l’annuncio della Regione Lazio di qualche giorno fa. Peccato che i politici-burocrati del Palazzo Romano evitino di farci sapere dove si è provveduto a risparmiare per centinaia e centinaia di milioni di euro.

 

Allora proviamo a farlo noi di FondAzione, toccando con mano la realtà sanitaria del nostro ospedale, ad iniziare dal punto più caldo e più volte saltato agli onori della cronaca per le gravi criticità che lo interessano quotidianamente e che ne fanno l’emblema di una irreversibile emergenza non più ammissibile.

 

Nonostante l’assunzione temporanea di 5 infermieri, peraltro in sostituzione delle unità a lunga assenza, il buon Zingaretti continua ad escludere il pronto soccorso di Viterbo da quanto già attuato nella capitale con il funzionamento ben 15 poliambulatori, con compiti di filtro per i pronto soccorso degli ospedali romani e la presenza dei cosiddetti “steward”, comunque del tutto inutili ai fini dell’umanizzazione che, per essere garantita, abbisogna di ben altre risorse umane e logistiche.

 

Su tale esplosivo argomento, mentre registriamo l’assordante silenzio dello stesso Presidente della Regione Lazio, del Commissario Straordinario ASL e del Sindaco di Viterbo, più volte sollecitati da noi di FondAzione per affrontare seriamente le gravi vicissitudini dell’unico “pronto soccorso” in funzione sul territorio provinciale, vogliamo sintetizzare nuovamente i punti più seri e significativi che ne fanno un servizio assolutamente inidoneo sul piano dell’accoglienza, della sicurezza e finanche dell’assistenza erogata ai malati in attesa di prestazioni:

 

Cronica indisponibilità di posti letto nei reparti di Belcolle e nei presidi periferici;
Difficoltà di garantire le più elementari norme della privacy e dell’accoglienza;
Struttura inadeguata per ospitare per più giorni pazienti in attesa di ricovero;
Insufficienti postazioni di ossigeno per chi ne avesse bisogno;
Apparecchiature elettro-medicali carenti per monitorare i pazienti più gravi;
Scarsi operatori per garantire l’attuale richiesta di assistenza e cure;
Infermieri distolti dalle specifiche funzioni sanitarie per lo svolgimento di mansioni routinarie amministrative e alberghiere;
Permanenza di decine di pazienti sulle barelle nei corridoi anche per più giorni in attesa di ricovero, ai quali non è possibile dedicare un’assistenza globale adeguata;
Nessuna tutela della sicurezza per gli operatori sanitari, costantemente alla mercé di aggressioni verbali e fisiche da parte di chiunque.

 

Pertanto, alla luce di questa poco edificante situazione sanitaria, riteniamo che il macroscopico risparmio ottenuto dalla Regione Lazio, derivi in buona parte dalla funesta classifica che si ritrova anche nella povertà di mezzi e di Personale del DEA viterbese e, pertanto, certi trionfalismi di quei politici che annunciano una Sanità migliore per il Lazio e, in particolar modo, per Viterbo, risultano pura e semplice propaganda elettorale. Infine, ci viene in mente la forte espressione del Sindaco Michelini che, lo scorso anno, in visita presso la bellissima struttura della Nuova Santa Teresa, clinica convenzionata e interessata dalla paradossale presenza di tanti letti vuoti e inutilizzati solo per una questione di soldi, ebbe a dire di vergognarsi di essere italiano; ebbene, si rechi pure al pronto soccorso di Belcolle e, magari insieme a Zingaretti a al Commissario Macchitella, condivida, almeno per mezza giornata, il calvario di tanta gente sofferente e le scadenti condizioni in cui operano stanchi e sfiduciati decine di professionisti; porti pure in Consiglio Comunale, senza ulteriore rinvio, questa piaga della Sanità Locale e così avrà modo di non vergognarsi come italiano e, soprattutto, come “primo cittadino” di Viterbo”.

 

Roberto Talotta (foto)
Dipartimento Sanità di FondAzione

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email