VITERBO – “E’ proprio vero che il peggio viene sempre dopo e tale “peggio” sta portando la sanità privata convenzionata alla disperazione. L’unico argomento che conoscono, sia la Regione Lazio che l’AUSL di Viterbo riguarda soltanto tagli, tagli e tagli. La popolazione del nostro territorio, per numerose prestazioni sanitarie, è, sempre di più,, costretta a rivolgersi oltre i confini, non solo provinciali ma anche regionali, con tutti i disagi che ne conseguono.

 

La sanità pubblica dà sempre meno risposte che in alcuni casi “si fa prima a morire” che avere le prestazioni sanitarie di cui si necessita.
Ci stiamo avvicinando ad una assistenza inferiore al terzo mondo. Se hai i soldi ti curi altrimenti devi morire e questo avviene nonostante in alcuni settori sanitari si continua a sperperare denaro pubblico.

 

La sicurezza degli Operatori Sanitari, in barba al D.L.gs 81 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro), è ormai allo sbando. Nel Servizio di Prevenzione e Protezione della AUSL, tra pensionamenti e trasferimenti, se ne sono andati oltre cinque Operatori. Sono rimasti in tre più un par-time, ma la Direzione Generale resta insensibile costringendo a far quel che si può.

 

La sanità privata è in gravi difficoltà. Anche quì, non si guarda ai servizi erogati ed alla qualità di questi, si taglia indipendentemente dalle esigenze. Tanto a pagare non è chi amministra, ma i cittadini utenti che hanno bisogno e non sono in possesso di risorse economiche che gli consentono di pagare le prestazioni. Le notizie che emergono su Villa Rosa e sui licenziamenti sono noti come sono noti i provvedimenti che sta attuando Villa Buon Respiro, dove ho appena appreso che non si parla più di 28 licenziamenti ma della messa in mobilità di tutto il personale dipendente, (circa 140 persone più l’indotto). Finisce quì? No. Il Gruppo S. Raffaele sta mettendo in mobilità tutti i dipendenti, (sono migliaia) delle strutture della Regione Lazio. E perché? Perché la Regione Lazio, nonostante una sentenza della Procura della Corte dei Conti che stabilisce il pagamento di circa quarantuno milioni di euro al Gruppo in questione, fa il “gioco delle tre carte” e non paga. E’ facile amministrare non rispettando neanche i 90 giorni previsti per liquidare il dovuto alle strutture private convenzionate, quindi dare assistenza sanitaria con i soldi degli altri, anzi, dei lavoratori che, per questi motivi. si ritrovano senza stipendio e con lettere di licenziamento pronte”.

 

Egidio Gubbiotto
Segretario Provinciale Viterbo Confael

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