VITERBO – Ecosistema Urbano giunge alla XXII edizione restituendo un panorama desolante di città ingessate e performance ambientali statiche: pochi e timidi passi avanti sul fronte della raccolta differenziata e delle energie rinnovabili, male invece il trasporto pubblico.

 

Anche quest’anno, sono 18 gli indicatori selezionati per confrontare tra loro i 104 capoluoghi di provincia italiani tra cui anche i 5 laziali. Tre indici sulla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), tre sulla gestione delle acque (consumi idrici domestici, dispersione della rete e depurazione), due sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due sul trasporto pubblico (il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione), cinque sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali), uno sull’incidentalità stradale, due sull’energia (consumi e diffusione rinnovabili).

 

In questa edizione sono due su diciotto gli indicatori selezionati per la classifica finale (incidenti stradali e consumi energetici domestici) che utilizzano dati pubblicati da Istat. Nella classifica finale, 4 dei nostri capoluoghi si collocano sul fondo. Troviamo infatti Frosinone al 94° posto (era al 92 l’anno precedente), Viterbo al 93° (era all’84° nel 2014), Latina alla posizione 85 che recupera 4 posti rispetto all’anno scorso, e Roma che scende di una posizione piazzandosi al 83° posto. L’unico capoluogo a trovarsi nella prima metà della classifica è Rieti dal 28° posto del 2014 passa al 21° dell’edizione 2015.

 

“Le città del Lazio scendono complessivamente nella classifica generale di Ecosistema Urbano, e Frosinone, Viterbo e Roma perdono posizioni, dati che di certo non ci confortano ma devono essere da sprono alle amministrazioni perché inizino a fare la scelta della sostenibilità ambientale quale chiave dello sviluppo futuro – dichiara Roberto Scacchi Presidente di Legambiente Lazio – A Roma, se alcune politiche positive sono state messe in campo, non lo si è fatto con la determinazione necessaria, questo raccontano i dati di ecosistema urbano. Non si è riusciti a rilanciare i mezzi pubblici e la mobilità nuova, pensiamo alle corsie preferenziali che in 10 anni sono addirittura diminuite, così come al fatto che non è stato steso neanche un metro di pista ciclabile in più. Sui rifiuti poi, l’aumento della percentuale di differenziata che c’è stato rispetto all’epoca Alemanno, è veramente troppo basso, e 150 autoarticolati ogni giorno portano fuori ambito la “monnezza” romana. Poca cura del verde e del decoro urbano sono sotto gli occhi di tutti ma emergono dati allarmanti anche sul consumo idrico e quello di energia elettrica a persona dei cittadini della capitale. C’è bisogno di un salto di qualità, perché la capitale possa tornare a rivestirsi di incanto e bellezza di cui è stata sinonimo in passato, perché le strade possano tornare ad essere fatte anche per giocare e la Roma del futuro sia costruita a misura d’uomo e di bambino”.

 

 

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