Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO Europa era una ninfa bellissima, figlia di Agenore Re di Tiro, di cui si invaghì Zeus che per conquistarla si trasformò in un magnifico toro bianco che la rapì, dopo che ella era salita sul suo dorso; il toro ci rimanda a Minosse e alla civiltà di Creta, al Minotauro ed a gran parte della mitologia greca.

Quindi a proposito di origini tanto dibattute, l’Europa può accampare la cultura greca, quella romana, quella giudaico cristiano, ma anche quella pagana mediorientale.
Il nome della ninfa fu quindi dato ad un territorio compreso tra l’Oceano Atlantico, il Mediterraneo, la catena montuosa degli Urali, il mar Baltico.

L’egemonia culturale, politica, economica, militare e religiosa degli stati di questo territorio è durata sino al 1945; da allora stremati da due guerre mai viste prime per vittime e danni materiali e spirituali, avviarono un’ esperienza di integrazione, dapprima per evitare nuove guerre secondo l’intuizione del Manifesto di Ventotene di Spinelli, Rossi, Colorni, poi per sviluppare le loro economie, infine per una politica univoca.

Su quest’ultimo punto stiamo registrando addirittura passi indietro storici, come la Brexit e l’apparire di movimenti profondi e diffusi definiti populistici, che comunque si propongono come alternativa allo stallo dell’integrazione europea, con una loro proposta.

Si attribuisce al Presidente ungherese Viktor Orban la seguente frase :”Trent’anni fa pensavamo che l’Europa fosse il futuro, oggi siamo noi il futuro dell’Europa”.

Quel Noi si riferisce al Gruppo Visegrad (pronuncia VISCEGRAD) composto da Polonia, Ungheria, Cekia e Slovacchia, che conta 64 milioni di abitanti e 533.000 Kmq di superficie, un vero e proprio stato continentale al centro dell’Europa con il quale avere a che fare comunque.

Il Gruppo, che si autodefinisce in sigla V4, ha nel nome un fondamento storico preciso; infatti quando nel 1991 si riunirono a Visegrad per firmare i primi protocolli di collaborazione, scelsero quella piccola cittadina ungherese in memoria di un summit del 1335 tra i sovrani di Polonia, Ungheria e Boemia.

Il 1 maggio 2004, lo ricordo con piacere, ho avuto la fortuna di partecipare alla cerimonia di ingresso nella UE dei 4 Stati, oltre a Polonia ed Ungheria, la Cekia e la Slovacchia nel frattempo divisi, in una landa desolata in cui i confini di quei paesi si toccavano, ed allora sembrava che il cammino dell’integrazione europea fosse inarrestabile.

Oggi dopo l’appello di Massimo Cacciari: “L’EUROPA è sull’orlo di una drammatica disgregazione, alla quale l’Italia sta dando un pesante contributo, contrario ai suo stessi interessi”, è impossibile non riflettere su cosa stia accadendo.

Le elezioni prossime venture nel 2019 daranno una risposta sulla quale oggi nessuno è in grado di decifrare la portata; siccome che Romania, Montenegro e forse il blocco della ex Jugoslavia premono all’ingresso in Visegrad, la situazione globale si complica con la pressione ormai esplicita della Russia e l’abbandono delle vecchie alleanze dagli USA.

Ancora una volta un toro bianco si presenta davanti alla ninfa Europa, ammagliandola e forse riuscendo nel suo rapimento; solo che non si tratterà di Zeus.

Francesco Chiucchiurlotto (RES 177)
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