«Parte del costone della caldera interna del lago di Vico che costeggia la strada provinciale Valle di Vico, all’altezza del bivio per la strada circumlacuale, per la seconda volta in tre anni è franato. La prima volta nel settembre del 2016 ed ora il 10 luglio scorso. La fortuna ha voluto che le due frane non hanno causato vittime. Il buffo, se così si può dire, è che in quella zona nel passato, prima del 2016, frane non ci sono mai state, ma da quando amministrazioni “sensibili all’incolumità umana” hanno deciso di disboscare, le frane si sono manifestate e si manifesteranno ancora ogni volta che fenomeni meteo estremi si abbatteranno nella zona.

Cerchiamo – osserva l’Accademia Kronos – allora di capire perché si è rotta la stabilità del terreno del bosco di faggi e cerri del lago di Vico:

Nel 2012 qualche persona “illuminata” lanciò un grido d’allarme nel viterbese circa il pericolo che qualche albero del rigoglioso bosco dei Cimini potesse rovinare sulle macchine in transito lungo le strade del lago di Vico. Tale “grido d’allarme” fu recepito soprattutto dal comune di Caprarola. Il pericolo, secondo gli amministratori comunali di allora, comprendeva gran parte della strada provinciale Valle di Vico nel tratto: Centro Chimico – bivio per la frazione di San Martino al Cimino. Il sospetto che ebbero subito gli ambientalisti fu che la questione pericolo alberi fosse in realtà un pretesto perché, forse, il vero interesse era riposto in un potenziale guadagno nella vendita di legname pregiato. Tuttavia davanti al pericolo sull’incolumità degli automobilisti i comuni di Caprarola e di Ronciglione si attivarono subito nel tentativo di fronteggiare il problema. Il comune di Ronciglione, tuttavia, si limitò a tagliare qualche pianta sospetta lungo la strada provinciale di sua competenza. Non fu così, invece, per il comune di Caprarola.

Per gli esperti, non solo di Accademia Kronos ma anche dell’ISPRA, gli alberi sospetti erano, su tutto il tratto stradale della provinciale Valle di Vico, solo 48. Quindi da potare o al massimo tagliare. Ma per l’amministrazione di Caprarola invece erano da tagliare, anche se considerevolmente distanti dalla strada, in un numero maggiore: circa 900 alberi di alto fusto (cerri e faggi).

Lo stesso Ministero dell’Ambiente intervenne per chiedere spiegazioni sullo scempio forestale compiuto. Non ci fu nulla da fare, a poco valsero le proteste e gli esposti degli ambientalisti, lo scempio, o meglio l’ecocidio, fu comunque perpetrato e realizzato. Grazie a questa scelta distruttiva della foresta, antica vestigia della “Silva Cimina”, ora ad ogni “bomba d’acqua” dobbiamo aspettarci nuove frane. Il paradosso è che nel 2013 furono tagliate circa 900 piante per “salvare le persone”, mentre oggi per quella scelta scellerata si è invece messa realmente a rischio l’incolumità degli automobilisti.

La frana del 10 luglio scorso

Il disboscamento nell’area di Caprarola del 2013, siamo a 50 metri dalla strada

Lago di Vico 17.09.16 – Il pregiato legname accatastato prima della partenza per aziende che lo avrebbero utilizzato per fini certamente non ecologici. Alberi (faggi) che avrebbero invece evitato smottamenti e frane.

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