«Condividiamo la recente presa di posizione della Federazione Provinciale Coldiretti di Viterbo e la preoccupazione del mondo rurale, riguardo l’aggressione del territorio già pesantemente deturpato dall’installazione di impianti fotovoltaici non integrati, in aree agricole.

In particolare, – comunica Enzo Calevi, degato della Sezione LIPU di Viterbo – i comuni di Tuscania e Viterbo, sono quelli che al momento rischiano ancora altra sottrazione di terreno agricolo di pregio per la posa in opera di mega impianti fotovoltaici.

Sappiamo quanto, l’affare della produzione di “energia pulita”, sia permeata dal malaffare, per aver seguito le cronache che ci hanno raccontato del saccheggio dell’ambiente in nome dell’ambiente. Ma non è su questo che vorremmo soffermarci, piuttosto sui danni, spesso permanenti, che tali installazioni provocano al territorio.

Sappiamo che la messa in opera di impianti fotovoltaici non comporta solo l’installazione degli specchi solari. Necessitano opere accessorie, cavidotti, cabine di trasformazione con un impatto ed una violazione del suolo pesante e, presumibilmente, difficilmente risanabile. Infatti, questi impianti, non hanno una durata indefinita, sappiamo che dopo 20-30 anni vanno rottamati per il decadimento dell’efficienza e la restituzione del suolo così come era stato trovato sarà impossibile. Non sarà solo questione di volontà e correttezza, ad esempio, la sterilizzazione del suolo prima della realizzazione e durante l’uso dell’impianto con il ricorso pesante ai diserbanti, restituirà un terreno infertile. Le stesse infrastrutture necessarie alla trasformazione ed al trasporto di energia elettrica prodotta, rimarranno verosimilmente in loco e chissà per quanto tempo, a deturpare il territorio.

La provincia di Viterbo, ha già dato e tanto, al fotovoltaico ed al paesaggisticamente devastante eolico. A Montalto di Castro è stato realizzato il più grande impianto fotovoltaico d’Europa, il territorio è invaso a macchia di leopardo da “laghi di vetro” e da pale gigantesche visibili da ogni punto della provincia, per quanto tempo ancora dovrà andare avanti la devastazione?

I danni ambientali alla vegetazione ed alla fauna sono pesantissimi, l’avifauna trova sempre meno spazi, sempre più occupati da quelli che vengono definiti addirittura “parchi verdi”. Il disturbo nel periodo riproduttivo, l’impoverimento del suolo quando non l’impatto fisico contro le strutture, contribuiscono, insieme ad altri fattori, all’inesorabile declino di molte specie impoverendone la biodiversità.

Il ricorso alle fonti rinnovabili di energia non può e non deve far pagare lo scotto della distruzione del territorio. Al contrario, il fotovoltaico integrato, l’utilizzo delle coperture dei manufatti industriali, artigianali ed agricoli, sarebbe oltremodo sufficiente a coprire il fabbisogno di “energia pulita” senza impattare sul prezioso suolo agricolo.
Le strategie energetiche dovrebbero essere accuratamente valutate dalle amministrazioni ai vari livelli, nazionali e locali che avrebbero il dovere di prendersi carico di una programmazione che tenga conto della salvaguardia del territorio».

 

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