Silvia Blasi

I consiglieri regionali Lazio chiedono spiegazioni alla giunta Zingaretti

La chiamano educazione ambientale ma abbiamo seri dubbi, come M5S Lazio, che un progetto per le scuole elementari sia davvero educativo, quando gli studenti vengono portati presso impianti di trattamento rifiuti, giudicati insalubri dalla legge del 1994 e peraltro confermata e rafforzata, nei principi, dalla misura “plastic free” dell’attuale Governo – e quindi siti non adatti alle scuole -, che prevede per l’educazione ambientale visite presso altra tipologia di siti e non in quelli di trattamento.

Questo invece succede nel Comune di Aprilia, così come risulta anche in quello di Viterbo, e in diversi altri comuni della Regione, dove da anni almeno un migliaio di studenti vengono condotti presso impianti di trattamento.

Tra le società di rifiuti che vi hanno partecipato: Self-Garden, compostaggio aerobico, RIDA ambiente (TMB) e Loas, stoccaggio e trattamento dell’indifferenziato. In particolare con il Comune di Aprilia è stato siglato un Protocollo di intesa con la Progetto Ambiente spa e la ex Kyklos Srl, oggi Acea Ambiente, finalizzato alle visite di educazione ambientale per il progetto “Differenzio anch’io”: un’iniziativa che va avanti da circa otto anni per circa 1100 studenti delle scuole elementari di IV e V classe.

Ebbene, come M5S Lazio riteniamo che sia necessario e urgente che l’Assessore AL Ciclo dei Rifiuti e impianti di trattamento, smaltimento e recupero Massimiliano Valeriani, l’Assessore alla Sanità e Integrazione Socio-Sanitaria, Alessio D’Amato e il Presidente Nicola Zingaretti chiariscano per quale motivo condurre le visite in impianti come l’ex Kyklos, dove peraltro sono avvenuti diversi incendi – tanto da riaprire il sito di trattamento con prescrizioni (cioè in deroga) -, dove due operai sono deceduti e c’è un processo in corso; dove ad accompagnare e/o organizzare le visite è un medico della Asl di Latina, che tuttavia risulta anche presidente dell’associazione sportiva che conduce il progetto. Associazioni sportive che non possono gestire progetti di educazione ambientale perché non autorizzate dal Ministero dell’Ambiente.

“A prescindere dalla normativa a nostro parere male interpretata – spiega la consigliera Gaia Pernarella, prima firmataria insieme a Silvia Blasi -, sono gli stessi dati ambientali che fino a oggi abbiamo visionato a porci il serio dubbio sull’opportunità di queste visite che come genitore non autorizzerei mai e che come consiglieri 5S abbiamo riassunto depositando un’interrogazione scritta agli assessori competenti e al governatore Zingaretti”.