Contra facta non valet argumentum, recitava un vecchio adagio del mondo latino ed oggi, si dimostra ancora valido ed attendibile.

In questi ultimi tempi, in tutti i paesi rivieraschi, si fa un gran parlare per la salvaguardia del Lago di Bolsena, attenzione ad non inquinarlo con i fitofarmaci, attenzione a non inquinarlo con la geotermia; giuste iniziative sicuramente da non deprecare, anzi, vanno apprezzate, condivise e sostenute, ma ci sono poi anche altri aspetti che non devono essere ignorati prima e sottovalutati poi.

Il tratto di ruscello, con acqua, se pur minima, comunque perenne, che va dal ponte sulla strada provinciale a ridosso dei prati del lungo lago, sezione di competenza del comune di Montefiascone, ha la sua foce nel lago ormai completamente ostruita. Una discreta, ma, comunque, significativa frana dell’argine sul alto nord del ruscello è scivolata nell’alveo portandosi dietro non solo un grosso ceppo con molti alberi di oleandro, ma anche la palizzata in travetti di simpatico legno, costruita sul ciglio del margine a protezione di chi passeggia sui pratini stessi.

Ora tutto questo è messo in discussione, se da una parte, la protezione di coloro che passeggiano e di totale inefficienza, dall’altra, con il sopraggiungere delle piene della stagione autunnale ed invernale che si va delineando, l’alveo, non avendo più una foce efficiente, potrebbe riempirsi, il livello dell’acqua salire, con il rischio di un forte e pericoloso allagamento della zona nella quale, tra l’altro, vi è il parco giuochi per i bambini che verrebbe quasi sicuramente allagata e messa in uno stato di totale impraticabilità.

Intervenire per una razionale e significativa pulizia di tutto il tratto dell’alveo interessato dalla frana senza escludere anche, un buon tratto prima del ponte stesso, rifare i margini su ambedue i lati, ripristinare la staccionata sul ciglio, è di estrema necessità.

Pietro Brigliozzi 

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