Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO Il 7 luglio prossimo venturo sarà un sabato caldo torrido dalle parti di Piazza del Nazareno, sede del Partito Democratico, in cui si svolgerà l’Assemblea che tra l’altro dovrà formalizzare le dimissioni da Segretario di Matteo Renzi; già; i tempi di reazione di questo partito che sta perdendo la strada di casa, (è il caso di infierire?), sono proprio questi: 4 marzo – 7 luglio.
Nel frattempo la temuta deradicazione dal proprio tessuto connettivo è cominciata anche nei Comuni ed urgono provvedimenti seri e non pannicelli caldi, per arrestarla.

L’impressione che si ha è che ciascuno cerchi, invece di convergere su quattro idee di fondo, di distinguersi con proposte purchessia, stilando manifesti proprio nel 170° anniversario del Manifesto di Marx & Engels, con ideuzze del tipo “andare oltre”, “andare in profondità”, “ricandidare”, “ con chi è povero e chi soffre”, e via elencando in termini di ovvietà cedevoli a fronte, per esempio, del secco “lavoro e sicurezza – prima gli Italiani – della coppia fatale.

Ma cosa è successo in questi anni che ha aperto le porte al populismo ed alienato il consenso di ceti che tradizionalmente costituivano in Italia il blocco sociale più omogeneo e solido, che dal dopoguerra aveva a riferimento la politica socialcomunista, pur nei suoi contorcimenti e mutazioni di sigle e colori?

Per una volta non ho dubbi: è avvenuta la sedimentazione a sinistra di un ceto politico autoreferenziale, arricchito e privilegiato, impegnato soprattutto nella sua conservazione; il quale, dando come ipostasi quello storico consenso, che aveva le sue nobili origini nella Resistenza e nelle lotte sociali durate sino agli anni settanta, ha iniziato a disintermediare la propria democrazia interna ed una volta al governo, la democrazia italiana, curando gli interessi delle èlites dominanti, entrando poi a farne parte ed in alcuni casi, sostituendole.

Come si disintermediano i presidi sociali e politici che nel corso degli anni hanno affiancato il potere, sia nella politica che nelle istituzioni? Semplicemente ignorandoli, non tenendone conto; non coinvolgendoli nei processi decisionali; non correggendone magari i difetti e gli errori, anzi usandoli come giustificazione.

Così il partito: chiamato ogni 4 anni a plebisciti indistinti chiamati primarie, dopo le quali ci pensa il Capo ed i suoi sodali; le sue sezioni, sostituite dai gruppi whatsapp, senza più poteri, neanche consultivi; il sindacato, appesantito nella sua burocrazia rituale; l’associazionismo, aduso a disturbare il conducente; il mondo della cultura, della scuola, della Chiesa, della stampa, inteso come freno a mano tirato a fronte della velocità del web e dei social media.

Verticalizzare poi, dopo aver disintermediato, accorciando la catena di comando e distillando èlites elitarie, come i Gigli Magici, ben presto diventati Gigli Tragici.

Guardate come si sono gonfiati gli organici della Presidenza del Consiglio che nasceva con qualche centinaio di addetti con la riforma del 1988; era diventato il Ministero per eccellenza, perché si occupava di tutto e soprattutto con comitati ad hoc, della distribuzione del denaro.

Guardate la proliferazione delle Autorità, organismi para istituzionali, che sottraggono al territorio il governo dei servizi essenziali e le modalità di fruirne; centralizzare e verticalizzare per velocizzare ed efficientare, si è dimostrata una pericolosa illusione, ed ora c’è da ripercorre a ritroso tutto ciò, innovando e rivoluzionando. Come lo vedremo tra 5 giorni”.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 167)
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