“Bene l’obbligo all’autosufficienza impiantistica per la Capitale, chi la governerà, avrà di fronte una sfida difficilissima, vista l’eredità dell’indecente condizione attuale. 
“A Roma e in tutta la Regione no a discariche o Termovalorizzatori ma progetti moderni ed ecologici. Negli ATO sia prevista la presenza delle associazioni ambientaliste a garantire l’ecosostenibilità delle scelte”

Approvato il Piano Regionale dei Rifiuti in Consiglio; sul testo definitivo, ieri momento cruciale è stato l’emendamento che obbliga Roma alla costruzione di impianti per essere autosufficiente nella gestione dei rifiuti. Legambiente ricorda che oggi da Roma provengono oltre 1,7 milioni di tonnellate annue di rifiuti (più del 56% rispetto ai 3 milioni totali prodotti nel Lazio) e che allo stato attuale nella Capitale non viene gestito neanche un chilo dei rifiuti prodotti a causa di una carenza impiantistica romana totale.

“Il Piano Regionale dei Rifiuti prende vita e ora si può andare verso la costruzione reale della nostra economia circolare, l’obbligo all’autosufficienza impiantistica di Roma è poi un passaggio positivo e determinante – commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – che soddisfa noi e i cittadini di territori che da anni si trovano periodicamente di fronte allo spauracchio dell’arrivo dei rifiuti romani. La Capitale e chi la governerà, avrà di fronte chiaramente una sfida difficilissima, vista l’eredità della situazione indecente attuale: invece di rifiuti zero siamo infatti arrivati oggi a impianti zero, nessun grammo di rifiuti viene gestito nel territorio romano, un viaggio folle di duecento autoarticolati al giorno per portare ovunque la nostra monnezza, una percentuale differenziata che non cresce, sporcizia dappertutto e in discussione l’apertura scellerata di una nuova discarica a Malagrotta. Per guardare al futuro e immaginare un progetto romano sui rifiuti che sia lungimirante, moderno, ecologico trasformando i rifiuti in risorsa, bisogna fermare l’apertura di nuove discariche o termovalorizzatori, a Roma e in tutto il Lazio, e partire con la costruzione di dieci impianti per la biodigestione anaerobica dell’organico di piccola taglia e diffusi sul territorio romano. Nelle altre province e nella città metropolitana bisogna mettere insieme ogni tassello dell’economia circolare, in azione congiunta di pubblico e privato, con la condivisione della cittadinanza negli ambiti”.

E per quanto riguarda proprio i 5 ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) corrispondenti alle 4 province e alla città metropolitana, questi dovranno essere definiti entro i prossimi 4 mesi con una norma che li attivi e ne definisca struttura e regolazione. “Altro tassello fondamentale verso la costruzione di un ciclo virtuoso dei rifiuti sarà proprio l’attivazione e la regolazione degli Ato nei quali – conclude Scacchi – chiediamo sin d’ora che sia prevista la presenza stabile delle associazioni ambientaliste, a garantire l’ecosostenibilità delle scelte”.