«La norma sulle aree a rischio prevede la possibilità di proporre la dichiarazione di area a rischio ambientale, funzionale all’attuazione del risanamento. La dichiarazione può essere proposta da Comuni, Province o Città Metropolitana, oppure direttamente dal Consiglio regionale o dalla Giunta. La dichiarazione deve poi essere adottata in giunta regionale, previa valutazione tecnica degli uffici competenti. Una volta individuata l’area, viene approvato un piano di risanamento nel corso del quale dovrà essere temporaneamente vietato l’insediamento di impianti e altre strutture potenzialmente impattanti sull’ambiente. Il divieto di nuovo insediamento durerà un anno e mezzo e qualora il piano di risanamento e la valutazione ambientale strategica venissero approvate, il divieto si allungherà per altri cinque anni, consentendo così un risanamento completo dell’area prima dei nuovi insediamenti. approvato in aula nel termine dei 18 mesi, il divieto si rinnova per altri cinque anni.

Il piano di risanamento sarà operato anche in ragione delle responsabilità del rischio ambientale causato. Infine, l’area a rischio sarà assoggettata a monitoraggio ed indagini epidemiologiche da parte degli enti competenti. Sono proprio le zone contaminate a subire più pressioni per nuovi costruzioni o insediamenti industriali: per questo abbiamo deciso di introdurre anche il monitoraggio. Un territorio già danneggiato non può essere lasciato solo nel merito dei controlli epidemiologici.

Il testo che oggi è diventata legge in aula, – si legge in un comunicato del M5S – vuole dare la concreta possibilità a tutte le aree soggette a rischio ambientale, una volta risanate, di tornare ad essere salubri e capaci anche di accogliere nuovi insediamenti produttivi, se in armonia con il territorio!

Rendersi responsabili della propria regione di appartenenza e delle istanze della cittadinanza vuol dire portare avanti leggi come queste, in cui come opposizione abbiamo prestato e chiesto l’ascolto della maggioranza, a prescindere da ogni rivendicazione e rivalsa. Lo dobbiamo alle comunità del Lazio!».

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