Rifiuti radioattivi? Tutti nella “grande area” della Tuscia: è stato deciso nella notte fra ieri e oggi. Con grande preoccupazione leggiamo sulla stampa la notizia secondo cui nella Tuscia sarebbero state individuate molte aree per lo stoccaggio dei rifiuti nucleari.

Una concentrazione superiore a qualsiasi altra provincia italiana, in una zona con equilibri ambientali delicatissimi e con rischio di sismicità elevato: fra le aree designate, ad esempio, c’è Tuscania, ossia il paese che nel 1971 venne raso al suolo da un violentissimo terremoto.

A questo si aggiungono le monocolture intensive di nocciolo e i fitofarmaci, l’arsenico nelle falde acquifere, i depositi militari… C’è bisogno di aggiungere altro? Siamo allarmati da una scelta del genere. Su 67 zone italiane, ben 24 sono collocate nelle provincie di Siena, Grosseto e Viterbo. Nelle zone di Tuscia e Bassa Maremma la concentrazione è preoccupante: Ischia, Montalto, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano, e molte altre aree “papabili”.

Perché questa strana scelta? La Federazione Provinciale di Rifondazione Comunista – afferma Roberta Leoni – userà tutti i propri canali istituzionali a favore delle iniziative di lotta per contrastare quest’ennesimo attacco all’ambiente, e sollecita istituzioni, partiti e associazioni a costituire un Coordinamento per la difesa del territorio, e per la massima trasparenza nelle scelte che riguardano questo tema cruciale.