«La tutela degli agricoltori, degli allevatori dei comuni del territorio di competenza dell’Ambito Territoriale Caccia Viterbo 2 – TUSCIA SUD è sempre stata una priorità assoluta per il nostro ambito, soggetto protagonista della gestione faunistica, che ha precisi compiti, ruoli e figure competenti che nello svolgimento delle proprie mansioni garantiscono l’organizzazione e la realizzazione pratica della gestione.

La pandemia ed il conseguente lockdown – comunica ATC Viterbo – sono stati il detonatore di una situazione che risultava già carica, favorendo la moltiplicazione dei cinghiali, il cui numero è ulteriormente lievitato in breve tempo, specialmente nelle aree antropizzate, fino a divenire essi un pericolo sempre più serio non solo per le coltivazioni, ma anche per l’incolumità pubblica, in considerazione degli incidenti stradali causati e del loro ingresso fin dentro i centri abitati.

Il nostro Ambito ha ininterrottamente continuato a lavorare da remoto, attraverso i suoi tecnici, il consigliere URCA Rolando Gentili, responsabile del settore caccia di selezione e lo staff amministrativo, anche durante la quarantena disposta dal Governo, al fine di garantire il continuum delle azioni di controllo demografico della specie cinghiale, predisporne il piano di prelievo in selezione, avviare gli iter burocratici ed amministrativi necessari agli organismi di gestione dei distretti. Tutto questo per garantire una pronta risposta dei cacciatori di selezione non appena consentito dall’autorizzazione regionale.

Il piano di selezione predisposto dal nostro tecnico faunistico, dott. Paolo Viola, e l’attuazione del piano di controllo prevedono azioni e tempi utili a dare le risposte agli agricoltori  in termini di mitigazione degli impatti da cinghiale a carico delle produzioni agricole, agroalimentare, soprattutto in questo periodo storico di crisi economica provocata da quella sanitaria del COVID.

Il quadro formatosi negli ultimi anni è stato quello di un panorama dove i cacciatori, sempre più specializzati, rappresentano oggi una categoria semi-professionale, per la gestione della fauna selvatica e a servizio per tutelare il mondo agricolo.

Oggi, la caccia di selezione agli ungulati richiede, a chi voglia praticarla degnamente, un solido bagaglio di capacità e conoscenze. Il primo dovere dell’aspirante cacciatore è quindi quello di acquisire le nozioni e l’esperienza necessarie ad effettuare correttamente gli interventi tecnici di prelievo.

Per tali ragioni conseguenti anche all’accurata conoscenza dei luoghi e degli animali che vi abitano, per l’ATC è stato indispensabile individuare un’area ben determinata dove il cacciatore è protagonista e responsabile della gestione venatoria di quell’area, per far sì che questo legame lo conduca a vedere nella fauna un bene conosciuto e prezioso da gestire con intelligenza ed oculatezza, superando il ruolo di semplice fruitore e diventando gestore a tutti gli effetti.

Il piano di selezione della specie cinghiale, autorizzato a febbraio per la stagione 2019/20, non ha visto purtroppo la sua immediata attuazione per le note vicende dell’emergenza sanitaria, e solo a metà giugno, con l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio del 27 maggio, è potuto ripartire. A tal proposito, si sono mobilitati da subito, con lo staff tecnico e amministrativo dell’ambito, i 4 capidistretto di gestione ed i selecontrollori viterbesi, spronati da una crescente sensibilità e affinità a questi argomenti, i quali si sentono, altresì, portatori di interesse comune con il mondo agricolo e con grande orgoglio, possiamo affermare che si stanno adoperando egregiamente in quasi tutti i distretti di gestione ricadenti nel nostro territorio, effettuando in poche settimane già 13 abbattimenti nel Distretto n.6 di Tuscania e Tarquinia, 6 abbattimenti nel Distretto n.7 e 6 abbattimenti in quello del Distretto n.8

Lo stato emergenziale causato dall’aumento della presenza di cinghiali può però, trasformarsi in volano di sviluppo e innovazione per l’economia locale e per il benessere sociale dei territori da gestire, avendo il coraggio di cambiare con il mutare delle esigenze.

A tal proposito l’ATC VT2 ha mostrato interesse ad un progetto dell’Università della Tuscia per la costruzione di un prototipo di modulo, fisso o mobile, per la macellazione degli animali selvatici finalizzato al miglioramento qualitativo e alla commerciabilità delle carni della selvaggina cacciata, tenendo conto del suo valore ecologico, sociale ed economico. La fauna selvatica è un’importante risorsa naturale rinnovabile, con rilevanza per settori quali lo sviluppo rurale, l’offerta alimentare, il turismo, la ricerca scientifica e il patrimonio culturale. Se gestita in modo sostenibile, la fauna selvatica è per il territorio un importante potenziale e l’ATC VT2 ci crede, perché l’obiettivo è anche quello di far assumere una più completa consapevolezza al cacciatore verso percorsi di sostenibilità della caccia che possono contribuire a creare anche una filiera tracciata della selvaggina cacciata in grado di offrire al consumatore finale, sia essa anche solo sotto forma di autoconsumo, un prodotto di qualità a livello sanitario. Ci si auspica che con questa azione si possa veramente valorizzare la figura del cacciatore etico, e altresì migliorare la diffusione e la conoscenza del “cacciato” come prodotto di qualità, di pregio, a km 0, sostenibile e, altresì, in grado di generare indotto a livello locale. E’, tuttavia, a questo punto che diventa fondamentale introdurre il concetto di filiera delle carni di selvaggina che è necessario per dare una dimensione economica ed un valore aggiunto alla selvaggina.

Non da meno l’ATC, con il proprio veterinario, dott. Catalini, ha ritenuto importante continuare a lavorare attraverso il supporto del servizio veterinario dell’ASL ai corsi per “cacciatori formati”, ovvero persone specializzate in materia di prelievo del muscolo diaframmatico volto all’analisi di presenza di Trichinosi nei cinghiali abbattuti, sia a caccia in selezione che a caccia programmata, capaci di realizzare sia un corretto trattamento della spoglia con conseguente garanzia per la salubrità e qualità delle carni macellate, nonché in grado di effettuare un controllo ante-mortem.

In sintesi, l’ATC Viterbo 2 continua sempre a porre grande attenzione verso l’attivazione di processi di “buone pratiche” volte al miglioramento comportamentale del buon cacciatore nell’ottica del prelievo venatorio».