Per l’ennesima volta l’inerzia della Regione e di Roma Capitale rischiano di pagarla i territori del Lazio, e non solo.

È appena uscita una ordinanza che obbliga i comuni del Lazio di farsi carico e smaltire la mole imponente dei rifiuti romani che le scellerate scelte della Regione Lazio e di Roma Capitale messe in campo in questi ultimi anni non solo non hanno risolto ma, alla luce di quanto sta accadendo, addirittura aggravato.

Per quanto riguarda Viterbo e la Tuscia si tratta di 300 tonnellate al giorno fino al 20 di aprile.

Torniamo, e non è certo la prima volta, a dover difendere il nostro territorio dagli errori altrui, dalla incapacità di programmazione, dalla totale mancanza di visione rispetto ad un problema che, col tempo, rischia di divenire senza soluzione a meno di non trasferire sulle province servitù di cui non sentono assolutamente bisogno.

Viterbo e la Tuscia hanno bisogno di ben altro in questo momento così complicato.
Hanno bisogno di sostegno per un sistema economico che arranca dopo un anno di pandemia, per le famiglie che soffrono, per la rete delle associazioni che vede messo in pericolo il lavoro fatto fino ad oggi.

Insomma, se abbiamo criticato i ristori per quello che non sono riusciti a fare, per i ritardi, per l’assenza di una qualunque prospettiva su cui costruire il futuro, non possiamo fin da subito schierarci contro, in tutte le sedi istituzionali e tra i cittadini, per l’ennesimo scempio che nulla ha a che fare col la solidarietà in un momento delicato ma molto a che fare con la volontà politica di non assumersi fino in fondo le responsabilità che governare comporta.