VITERBO – “Egregio dr. Macchitella, nel parlare di Sanità, tutti si auspicano una favorevole evoluzione da mettere al servizio del territorio viterbese, da sempre discriminato rispetto al distretto romano in materia di bisogni e programmazione sanitaria.

 

La relazione che Lei ha presentato nel Consiglio Comunale Straordinario il 20 di questo mese, ha riproposto vecchi e nuovi argomenti che, per la loro delicatezza e complessità, meritano, comunque, di essere esaminati anche con gli “addetti ai lavori” che, in questo caso, potrebbero fornire utili suggerimenti per una Sanità apprezzata da tutti i cittadini. In questi anni, troppi sono stati gli annunci, i Direttori di ASL e gli Atti Aziendali che hanno intravisto un “cambio di rotta” della Sanità locale, annunci che, purtroppo, si sono rivelati promesse non mantenute e, in quanto tali, hanno generato situazioni a dir poco clamorose, come la storia di Belcolle, ancora nella disdicevole forma di “opera incompiuta”.

 

Un’assurdità che, combinata alla dismissione degli ospedali della Provincia ed alla riduzione dei posti letto, resta la principale causa del biasimevole intasamento del “pronto soccorso” e delle degenze ospedaliere, dove si vedono malati sistemati alla “meno peggio” nei corridoi o sopra le barelle, come se Belcolle fosse un ospedale da campo o qualcosa di peggio. Altro importante capitolo, è la questione dei cosiddetti “precari”, duecento nella nostra Azienda, come da Lei riferito, molti dei quali hanno inaugurato il loro decennio di precarietà e di mortificazione e, mentre Lei condanna tale modalità di assunzione che non dà tranquillità a nessuno, oggi, accende una convenzione con una associazione privata che utilizza, nei Servizi Aziendali, operatori ancora più precari dei nostri dipendenti, tra l’altro, inducendoli ad una commistione professionale alquanto azzardata e di dubbia conformità.

 

Sono anni, poi, che non si procede più ad assunzioni di infermieri, tecnici, ostetriche e OSS, a fronte di numerosi dipendenti collocati in quiescenza e, a farne le spese, sono maggiormente coloro che hanno bisogno di cure ed assistenza nei reparti H24 ed è per questo che appare assolutamente inspiegabile la revoca dell’avviso pubblico da Lei firmata all’indomani del Suo insediamento nella ASL di Viterbo, cancellando così l’assunzione di ben 16 infermieri per il carcere di Mammagialla. Ancor prima di aspirare a “Belcolle DEA di II livello”, perché non si agisce subito su più cose, ad esempio, sulla situazione di Oculistica, praticamente ridotta a semplice servizio ambulatoriale, o sull’Ostetricia, unico polo dell’Alto Lazio, dove il cosiddetto “parto in analgesia” ancora non viene praticato, al contrario di quanto già attuato con successo in molti ospedali?- Sempre in Ostetricia, perché non completare i lavori della sala operatoria dedicata per fronteggiare al meglio i casi chirurgici urgenti e di routine?

 

E’ vero, vantiamo anche livelli di eccellenza, di “fiori all’occhiello” che in campo chirurgico, e non solo, non hanno nulla da invidiare ai grandi nomi della Sanità Nazionale e Regionale ed è per questo che occorre destinare risorse e attenzione su queste prestigiose realtà, tra le quali è doveroso menzionare la Neurochirurgia, purtroppo ancora a corto di medici, infermieri e degenze; solo così si potranno limitare le fughe verso altre Regioni, non solo degli utenti ma anche degli specialisti che sono in attività nel comprensorio viterbese.

 

Infine, esimio Macchitella, un altro grave elemento che riduce il gradimento sanitario nella nostra Provincia, è il clima di esasperazione che si respira nelle cliniche private accreditate, una volta Enti di grande sussidio alla Sanità pubblica, mentre oggi annaspano nel rigore imposto dai decreti regionali e governativi, tanto da indurre Istituti come Villa Rosa, Villa Immacolata, Villa Buon Respiro ed altri, ad una severa e provocatoria politica aziendale, improntata al rischio licenziamenti e cassa integrazione per gli operatori, tra l’alto, oppressi anche dall’applicazione di contratti di lavoro squalificanti, dagli eccessivi carichi di lavoro per carenza di Personale e, in qualche caso, da inammissibili ritardi sul pagamento degli stipendi; insomma, una “gara al ribasso” che genera un’inaccettabile calo assistenziale e la dismissione di pregevoli attività specialistiche.

 

Pertanto, anche l’atto aziendale targato Luigi Macchitella, in mancanza di altri significativi investimenti sulle necessità occupazionali e sulla logistica ospedaliera, non diminuirà affatto gli oltre 100 milioni di euro che si spendono per la “migrazione sanitaria”, non consentirà l’innovazione specialistica e non migliorerà la qualità della vita al paziente”.

 

Roberto Talotta (foto)
Responsabile del Dipartimento Sanità di FondAzione

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