Con un comunicato il Comitato Non ce la beviamo, COMITATO ACQUA BENE PUBBLICO RONCIGLIONE, intende fornire «informazioni utili a tutti gli utenti del servizio idrico integrato, al fine di verificare se le procedure per la gestione della morosità e per la sospensione della fornitura da parte del gestore Talete siano conformi alla normativa vigente.

La legge 28 dicembre 2015, n. 221 (c.d. collegato ambientale), entrata in vigore il 2 febbraio 2016 e recante misure a tutto campo in materia ambientale (acque, rifiuti, rumore, mobilità sostenibile) oltre a modificare le normative di settore recava una serie di norme la cui operatività era legata a dei “decreti attuativi” di competenza dei Ministeri preposti. Allo stato attuale per quanto concerne il servizio idrico integrato, sono stati emanati i seguenti decreti attuativi il D.P.C.M. del 13 ottobre 2016 sulla “tariffa sociale del servizio idrico integrato”art. 60 che in sintesi, prevede un quantitativo minimo di acqua vitale necessario al soddisfacimento dei bisogni essenziali fissato in 50 litri/abitante/giorno, una tariffa agevolata, un bonus acqua per tutti gli utenti domestici residenti, ovvero nuclei familiari, di cui sono accertate le condizioni di disagio economico socialee il D.P.C.M. del 29 agosto 2016 in attuazione di quanto previsto dall’art 61 “disposizioni in materia di morosità nel servizio idrico integrato”.La normativa primaria, in particolare l’articolo 61 della legge 221/2015, prevede che l’Autorità (ARERA) definisca le “procedure per la gestione della morosità” e per la “sospensione della fornitura” in modo tale da contemperare i seguenti obiettivi:

  • assicurare che sia salvaguardata, tenuto conto dell’equilibrio economico e finanziario dei gestori, la copertura dei costi efficienti di esercizio e investimento;

  • garantire il quantitativo minimo vitale di acqua necessario al soddisfacimento dei bisogni fondamentali di fornitura per gli utenti morosi.

Inoltre, dalla consultazione del documento n. 158 del 16/04/2019 “ORIENTAMENTI FINALI” che l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) intende introdurre in ordine a:

  • le condizioni per la limitazione e la sospensione della fornitura nei confronti delle utenze domestiche residenti morose, diverse da quelle vulnerabili;

  • le procedure per la gestione e il contenimento della morosità nel caso delle utenze condominiali;

  • le forme di rateizzazione dei pagamenti e di comunicazione all’utenza, da adottare anche in caso di morosità,

è stato introdotto il divieto per il gestore di procedere alla disattivazione della fornitura per tutte le utenze domestiche residenti, l’Autorità, sulla base degli approfondimenti svolti, è orientata a prevedere che, in caso di morosità delle utenze domestiche residenti (diverse da quelle vulnerabili), la sospensione del servizio possa essere effettuata dal gestore soltanto successivamente:

  • al mancato pagamento di fatture che complessivamente siano superiori a un importo pari al corrispettivo annuo dovuto per la fascia di consumo annuo agevolato. La definizione del citato corrispettivo annuo dovuto per la fascia di consumo a tariffa agevolata può avvenire considerando quello relativo ad una predeterminata annualità (il 2018), ovvero quello riferito all’annualità precedente rispetto all’anno di costituzione in mora;

  • all’intervento di limitazione, volto ad assicurare un flusso di acqua erogata tale da garantire il quantitativo essenziale di acqua, tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 61 della legge 221/2015.

Quindi per fare chiarezza il DPCM del 29 agosto 2016 in attuazione di quanto previsto dall’art 61 della legge 221/2015 prevede che alle utenze in documentate condizioni economiche disagiate il quantitativo minimo vitale deve essere garantito anche in caso di morosità, tali utenze non possono attualmente essere disalimentabili.

Mentre ai fini del contenimento della morosità, il quantitativo minimo vitale non può essere esteso alle utenze domestiche non in condizioni economiche disagiate in quanto verrebbe meno l’effetto incentivantedella politica tariffaria a un uso razionale della risorsa e i costi conseguenti sarebbero eccessivamente onerosi e finirebbero per gravare sulla generalità degli utenti virtuosi ed anche sugli utenti in condizioni economiche disagiate.

Tuttavia, l’art. 4 c. 1 del citato decreto attuativo, nel definire le direttive per il contenimento della morosità nel settore del servizio idrico integrato a tutela dell’utente prevede da parte dell’Autorità che la sospensione del servizio sia applicata per le “utenze domestiche residenti morose” al mancato pagamento di fatture che complessivamente siano superioria un importo pari al corrispettivo annuo dovuto relativo al volume della fascia agevolata, come determinata dall’AEEGSI ora ARERA, all’escussione del deposito cauzionale, ove versato, nei casi in cui lo stesso non consenta la copertura integrale del debito e, solo successivamente alla regolare messa in mora degli utenti da parte del gestore.

Infine, tenuto conto del principio di accesso universale al servizio e dell’esigenza, in particolare, di assicurare adeguate tutele agli utenti domestici residenti, l’Autorità intende confermare l’orientamento già prospettato in precedenza di introdurre, con riferimento a tale tipologia di utenza, il divieto per il gestore di:

  •  procedere, in costanza di mora, alla disattivazione della fornitura e contestualmente alla risoluzione del contratto e alla rimozione del misuratore, tuttavia tenuto conto di quanto emerso nella precedente consultazione ritiene opportuno prevedere anche la possibilità per il gestore di disattivare la fornitura nel caso in cui, dopo l’intervento di limitazione o di sospensione, si verifichi la manomissione dei sigilli ovvero dei riduttori di flusso;

  • addebitare all’utente moroso eventuali penali per la sospensione e la riattivazione della fornitura sospesa per morosità».

 

 

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