«Siamo alle prese con una seconda ondata pandemica: la temevamo, ci era stata preannunciata, pensavamo di averne preso le misure per contrastarla, qualcuno, addirittura, tentava di convincerci, e convincersi, che non ci sarebbe stata.

Invece, oggi, nel nostro territorio (e in tutto il Paese) è presente, e molto più di quanto non lo sia stata a marzo e aprile. Gli ospedali cominciano ad avere problemi legati alla gestione di tanti ricoveri, alcune iniziative auspicate e promesse (come una diffusione più capillare dei punti dove fare il tampone) non sono ancora pronte come avrebbero dovuto. Ci si sente forse più vulnerabili di prima, sicuramente più frustrati:  credevamo di esserne usciti in estate e invece siamo ripiombati in un incubo. L’unica cosa che ci tranquillizza un po’ è dovuta al fatto che i numeri di marzo e aprile relativi ai deceduti per Covid e alle terapie intensive sono  notevolmente più bassi (almeno per ora).

La frustrazione e la paura alimentano la rabbia delle persone che non hanno più certezze, si sentono tradite da promesse non mantenute fino in fondo.

La Cisl, – scrive Fortunato Mannino come la maggior parte degli italiani, non accusa il governo, nazionale, regionale e locale della situazione in cui ci troviamo: sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. Però si aspetta che nessuno venga lasciato solo con le sue paure, le sue sofferenze, le sue ansie. Si devono attuare subito, nell’immediato, provvedimenti che prevedano fondi necessari a dare serenità ai lavoratori e ai cittadini più colpiti. Bisogna porre rimedio alle storture che si sono create con gli ultimi DPCM, decreti urgenti, necessari, ma che rischiano di provocare fratture fra chi si sente garantito e chi no. Al tempo stesso, la Cisl condanna ogni forma di violenza: la protesta è sacrosanta ma non deve sfociare mai in rivolta urbana. E nessuno si deve permettere di cavalcare l’onda di protesta per propri scopi personali, per travolgere lo stato di diritto in cui viviamo, per minacciare le fondamenta di una democrazia solida, come la nostra ha sempre dimostrato di essere.

Le istituzioni devono fare la loro parte in modo più veloce, riuscendo finalmente a oltrepassare il male oscuro della lentezza burocratica e non alimentando inutili polemiche.

Il nostro Paese è grande e lo ha ampiamente dimostrato durante la prima fase dell’epidemia; lo dimostrerà anche questa volta, tutti insieme riusciremo a venirne fuori».