«Le condizioni di grave emergenza nelle quali si trova oramai da molto, troppo tempo il nostro Paese sono davanti agli occhi di tutti i cittadini ed altrettanto, e forse anche più immediatamente visibili, lo sono le conseguenze che questa condizione provoca su tutti.

Pertanto – comunica Vito Nicola Ferrante, Presidente della consulta dipartimentale per la salute mentale di Viterbo, – solamente chi si rifiutasse di riconoscere la gravità di questa situazione potrebbe non vedere come sia necessario che siano prese misure altrettanto emergenziali.

Pur nella consapevolezza di quanta maggiore incidenza questa situazione possa avere sulle condizioni di vita delle persone che già sopportano una condizione di sofferenza psichica, non sarebbe ammissibile iniziare “una guerra tra poveri” se misure necessarie alla salvaguardia della salute di tutti, vanno ad incidere anche sui Servizi dedicati alla tutela e promozione della salute mentale. Ma questo, ovviamente, non può cancellare la necessità di garantire, sempre e comunque, all’ambito dell’assistenza psichiatrica, di poter svolgere le proprie funzioni nel modo più adeguato possibile.

D’altra parte, come la Consulta dipartimentale per la salute mentale ha già avuto modo, da tempo, di far presente alla Direzione Generale della ASL di VT, certe necessità, a maggior ragione, sono chiare agli operatori e all’utenza che da anni, troppi oramai, vivono sulla propria pelle i disagi di quella che è diventata una “normale” condizione emergenziale e che, purtroppo, non ha ancora trovato una definitiva soluzione.

Troviamo quindi assolutamente inaccettabile che da chiunque, soprattutto da chi sembra abituato a parlare e scrivere senza avere una reale conoscenza delle cose, vengano fatte affermazioni basate sul “nulla” e, anche per questo, assolutamente “sconsiderate”.

Alcune precisazioni sono inevitabili ed opportune. La Consulta dipartimentale avrebbe interesse a sapere contro quali operatori essa si sarebbe distinta per farli oggetto di  attacchi e quando questi sarebbero avvenuti, nutrendo il dubbio che “altri” non siano del tutto liberi da accuse del genere.

E ancora, se l’autore dell’articolo avesse una pur minima conoscenza dell’operato della Consulta dipartimentale, saprebbe che in più occasioni ha prodotto documenti che denunciavano in modo puntuale e circostanziato, la disorganizzazione e l’impoverimento dei Servizi territoriali ed ospedalieri per la salute mentale che le misure di tagli, adottate negli ultimi anni, hanno reso, a causa proprio delle condizioni socio-geografiche del territorio della provincia di Viterbo, ancora più fragili e precarie nell’offerta assistenziale, penalizzanti per i pazienti e le loro famiglie.

Sono al riguardo disponibili e consultabili, presso la Direzione DSM, i vari documenti prodotti dalla Consulta dipartimentale.

Quanto alla centralità del malato, la Consulta dipartimentale non ha “scheletri negli armadi”, cosa che altri non possono affermare con altrettanta tranquillità.

Peraltro la Consulta dipartimentale è pronta a confrontarsi con chiunque sul proprio operato e a difendere contro chiunque il significato che per essa assume il concetto di “centralità del malato”. La Consulta dipartimentale non ha la certezza che il concetto di “centralità del malato” che “altri” hanno sia altrettanto a favore e nell’esclusivo interesse del malato stesso.

Inoltre, per quanto è a conoscenza della Consulta dipartimentale, a tutti gli operatori che prestano la loro opera nello SPDC sono erogate tutte le spettanze garantite dai contratti collettivi nazionali, fermo restando che non è tra i compiti della Consulta dipartimentale quello di dirimere vertenze sindacali.

omunque, per mettere in chiaro il comportamento della Consulta dipartimentale circa la salvaguardia e la difesa degli interessi dei malati e delle loro famiglie in questa contingenza, si precisa che vari sono stati gli incontri con la Direzione Generale avvenuti, ovviamente, quando era permesso incontrarsi e muoversi, nei quali si è discusso approfonditamente dello spostamento dello SPDC dall’Ospedale Belcolle ad altra sede.

In particolare:

  1. in relazione al primo spostamento dell’SPDC a Montefiascone, va precisato che erano in campo due possibilità alternative allo spostamento, che erano già state individuate dagli operatori del DSM. Una comportava lo spostamento del Servizio stesso in una struttura privata, l’altra prevedeva l’utilizzazione di una parte del quarto piano dell’Ospedale di Belcolle. La Consulta dipartimentale ha immediatamente espresso la propria contrarietà allo spostamento dell’SPDC in una struttura privata, perché incompatibile con la normativa vigente. L’altra soluzione, invece, come è stato fatto osservare da tecnici della ASL di VT, se messa in atto avrebbe impedito l’accesso alle scale ed alle uscite di sicurezza;
  2. nello stesso incontro la Direzione Generale ha illustrato il progetto per il nuovo SPDC sul quale la Consulta dipartimentale ha fatto osservazioni e proposte di modifica discusse anche con i tecnici;
  3. ci sono stati incontri anche in occasione dell’eventuale spostamento dell’SPDC a Tarquinia. Si è ampiamente discusso sulle possibili alternative a quello spostamento con la Direzione Generale e l’Ufficio tecnico ed anche una puntuale osservazione delle planimetrie dell’Ospedale non ha consentito l’individuazione di situazioni logistiche idonee ad accogliere una struttura che presenta particolari necessità strutturali come l’SPDC;
  4. il Presidente della Consulta dipartimentale ha poi incontrato il dr Antonio Braguti, responsabile del Servizio e alcuni operatori dello stesso per verificare ulteriori e possibili alternative. Non è stato possibile individuare a Viterbo, strutture immediatamente utilizzabili. Il dr Braguti aveva, inoltre, proposto di ricorrere ad una struttura prefabbricata da affittare, ma per varie ragioni, non è stato possibile accogliere il suggerimento. Va comunque precisato e ribadito che lo spostamento non può che essere temporaneo e legato esclusivamente all’attuale contingenza della pandemia Covid19.

Considerato che l’ambito della salute mentale ben conosce l’emergenzialità,  si riafferma con forza che solamente per via della attuale condizione di emergenza si sopporta l’idea dello spostamento dell’SPDC dalla sua sede naturale che non può che trovarsi o nella sua originale collocazione all’interno dell’Ospedale di Belcolle o nella nuova struttura, che è sempre all’interno di Belcolle, prevista dalla realizzazione del nuovo progetto che è stato presentato alla Consulta dipartimentale e con essa discusso.

Pertanto è con senso di responsabilità e ragionevolezza che l’intera Consulta dipartimentale ha accolto le soluzioni provvisorie, auspicando il tempestivo ripristino delle condizioni strutturali e operative dell’SPDC nell’ospedale di Belcolle, in assoluto rispetto della normativa nazionale e regionale vigenti».