VITERBO – “Onorevole Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, i rari concorsi pubblici banditi per il reclutamento di infermieri sul territorio nazionale, visto quanto accaduto di recente a Bologna e in altre città, suscita sgomento non solo alle migliaia di candidati che si presentano per sostenere una stressante prova d’esame per un solo posto di lavoro, ma diventa motivo di forte preoccupazione anche per molti malati che negli ospedali pubblici, come pure nelle cliniche convenzionate, loro malgrado, avvertono un livello assistenziale di gran lunga inferiore rispetto a quello assicurato nel passato, prima di questa crisi che non conosce scrupoli neanche di fronte alla sofferenza.

 

In questi giorni, si parla tanto di Scuola e delle sue angustie, ma poco o niente richiama la Sanità nel suo complesso, eppure le emergenze che interessano questo importantissimo settore per la vita di tutti i cittadini, giornalmente mostra situazioni che farebbero arrossire di vergogna anche i Paesi del quarto mondo; insomma, una decadenza che vede coinvolti anche i Servizi Sanitari erogati a Viterbo e Provincia, storicamente assoggettati al territorio romano e che mostrano, ancora oggi, macroscopici limiti, tristemente evidenti nel calvario patito da molti malati ricoverati, nella difficoltà di fruire prestazioni specialistiche in tempi accettabili e nelle condizioni estreme in cui lavorano gli operatori sanitari.

 

On. Ministro, Fondazione intende sottoporre alla Sua attenzione una serie di pericolose inefficienze sanitarie che, nonostante la loro gravità, non hanno trovato spazio neppure in Consiglio Comunale, più volte sollecitato a dare una risposta politica alle argomentazioni di seguito riportate: << Blocco prolungato dei concorsi per le figure sanitarie, a fronte di moltissimi operatori collocati in quiescenza, con conseguenti e rischiose carenze nei servizi assistenziali pubblici e privati, laddove paradossalmente le parti datoriali denunciano addirittura “esuberi”; mancanza di posti letto causata dalla chiusura degli ospedali periferici, in presenza dell’ospedale centrale Belcolle ancora funzionante a metà, nonostante siano trascorsi oltre 40 anni dalla posa della “prima pietra”; collasso del pronto soccorso dell’ospedale cittadino, con pazienti costretti a sostare giorni interi sulle barelle, una rimediata sistemazione simile a quella destinata ad altri malati posti alla meno peggio nei corridoi delle degenze, %% ( 2 ) alloggiati come semplici oggetti e non come persone aventi diritto alla loro dignità; un preoccupante “stato psico-fisico” degli operatori sanitari, costretti all’effettuazione di doppi turni, lavoro straordinario non retribuito, rinvio del riposo settimanale e delle ferie, con l’aggravante di sei anni di mancato rinnovo contrattuale per i dipendenti pubblici e addirittura 10 anni per i lavoratori della Sanità Privata; molti di questi, tra l’altro, sono privati addirittura della retribuzione mensile e sottoposti continuamente a intimidazioni e minacce di mobilità, di licenziamento, di cambio qualifica ed altre vessazioni di stampo medievale >>.

 

Queste, On. Ministro, sono alcune delle notevoli criticità a motivo dell’evidente avversione riscontrata nei cittadini e nei professionisti che, anche a Viterbo, spesso, si trovano a subire le conseguenze di una Sanità che la Politica vuole immolare a vantaggio di un risanamento economico-finanziario irragionevolmente portato a soddisfare altri interessi nazionali, comunque secondari rispetto alla tutela della Salute in quanto diritto costituzionale. Non si può accettare, On. Ministro, che 6500 candidati infermieri vadano a giocarsi un solo posto di lavoro nelle varie città italiane e, una volta persa questa occasione, si rechino nei Paesi Europei dove trovano occupazione e affermazione professionale, mentre nei nostri ospedali il sostegno infermieristico è ridotto al lumicino perché le Leggi governative e regionali tagliano continuamente gli standard assistenziali , indebolendo enormemente gli organici di Personale qualificato e le cure rivolte a chi ne ha bisogno.

 

Ricorderà, On. Lorenzin, nel 1991 lo slogan che recitava “Abbiamo un sogno: trasformare gli ospedali italiani in ospedali”; da quegli anni è passata molta acqua sotto i ponti ma, a quanto pare, le condizioni del nostro nosocomio cittadino e della Sanità Locale, hanno registrato preoccupanti arretratezze e sono lontani dall’essere considerati almeno accettabili, soprattutto da coloro che, giornalmente, sono costretti ad emigrare verso altri presìdi o rivolgersi a costosi privati per essere curati e riabilitati alle loro consuete attività. Infine, On. Ministro, la visita degli Ispettori del Ministero della Salute, sarebbe auspicabile non solo per verificare le circostanze luttuose di una “Malasanità” sempre più oggetto di clamorosa informazione pubblica, ma apparirebbe ancora più provvidenziale se primeggiasse la volontà di intervento sulle assillanti tematiche fin qui riportate”.

 

Roberto Talotta (foto)
Responsabile del Dipartimento Sanità di FondAzione

Commenta con il tuo account Facebook