«E’ di due giorni fa l’ultima segnalazione pubblica di inefficienza del Pronto Soccorso di Viterbo da parte di una madre che dopo ore di attesa, è stata costretta a portare via la figlia con la febbre a 40, perché non aveva ricevuto ancora né assistenza medica, né un posto adeguato dove poter attendere.

Il Pronto Soccorso di Viterbo – denuncia  Ada Tomasello di Lavoro e Beni Comuni – è al collasso. Dobbiamo soltanto ringraziare i pochi medici e i pochissimi infermieri che, con sacrificio e dedizione, stanno cercando di fare il possibile per salvare il salvabile.
La verità è che i tagli susseguitisi negli anni hanno devastato la Sanità pubblica nel nostro territorio.

Nel corso di una conferenza organizzata dal Partito Comunista e dal F.G.C. su ‘Salute e Sanità’, svoltasi Sabato 27 presso il Cosmonauta a Viterbo, Paola Celletti di Lavoro e Beni Comuni ha denunciato – dati alla mano – il deprecabile ‘stato dell’arte’.

La chiusura degli ospedali e dei pronto-soccorso della provincia ha determinato una situazione insostenibile: l’ospedale di Belcolle, in pratica l’unico rimasto, è totalmente inadeguato a ricevere l’utenza di Viterbo e di tutta la zona nord della Tuscia, sia in termini di struttura che in termini di personale. Ormai le ore di attesa e gli stazionamenti dei pazienti sulle barelle nei corridoi del Pronto Soccorso sono prassi ordinaria.

Nella provincia di Viterbo, i posti letto sono ridotti a 2,1 ogni 1000 abitanti, di contro al già insufficiente 3,1 della Regione Lazio.

Ma il dato ancor più allarmante è quello della gravissima carenza di personale: mancano dai 180 ai 200 infermieri e in quanto alle assunzioni del personale medico o paramedico, tanto sbandierate dal presidente della Regione Zingaretti, non si tratta che di minime stabilizzazioni di personale che già lavorava con contratti precari di pochi mesi.

Per non parlare delle liste di attesa: la prima disponibilità per ecografie e risonanze magnetiche è ad un anno (ottobre 2018 / ottobre 2019); ed anche volendo prenotare, non è possibile, perché le liste sono chiuse. Per una tac la prima disponibilità è a 7 mesi (ottobre 2018 / fine maggio 2019) e comunque a Roma, quindi a 80 km di distanza, a meno che nel frattempo qualcuno non rinunci. Le impegnative con l’urgenza non possono rispettare i tempi massimi previsti, tanto che siamo al paradosso che al centro-prenotazioni presso la Cittadella della salute consigliano di farsi fare un’impegnativa senza urgenza! (Ovviamente la questione cambia se si tratta di intramoenia, ossia di quella attività privata che i medici svolgono con le attrezzature degli ospedali pubblici). ./.

Questi i fatti, che nessuno può smentire. Ma, mentre la Sanità pubblica è ridotta in questo stato, è esplosa nel Lazio la spesa privata convenzionata. Il Lazio è una tra le regioni che spende di più per le strutture private accreditate, che stanno pian piano fagocitando il servizio pubblico e per le quali non sembrano esserci limiti di spesa, tagli o ‘razionalizzazioni’ da parte della Regione.

Si spende moltissimo anche per gli affitti dei locali, molti a favore di privati, nonostante l’esistenza di immobili pubblici, anche di proprietà della stessa Regione, completamente chiusi ed inutilizzati.

La Cittadella della Salute costa oltre € 1.200.000 (un milione duecentomila euro) all’anno di affitto. Perché non si trasferiscono gli ambulatori della Cittadella a Palazzo Calabresi (di proprietà della stessa Regione Lazio) o all’ ex ospedale degli Infermi, o presso il palazzo dell’ex INPDAP? Sono tutti palazzi pubblici e il risparmio che ne deriva potrebbe permettere assunzioni di personale sanitario.

A fronte dell’evidenza drammatica dello stato della Sanità a Viterbo, riteniamo grave che né il Sindaco della precedente giunta né l’attuale si siano sentiti in dovere di convocare una conferenza dei servizi insieme a tutti i Sindaci della provincia per portare la vertenza Sanità in Regione. Occorre immediatamente ripristinare un servizio sanitario dignitoso nel nostro territorio, che non metta in pericolo la salute delle persone.

E’ urgente un serio piano di assunzioni, con l’obbiettivo di riaprire i pronto-soccorso dotati di rianimazione laddove sono stati chiusi, ampliare i posti letto e ridurre drasticamente le liste di attesa. Non si può fare ‘razionalizzazione’ della spesa sulla salute delle persone, nel mentre non si interviene sugli sperperi e sugli interessi privati. Occorre ristabilire l’accessibilità alle cure: un diritto costituzionale che in questo territorio viene negato».

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