Coronavirus

“Siamo in prima linea io e, come me, molti altri infermieri. Non siamo eroi. Facciamo il nostro lavoro con competenza, volontà e siamo tosti.

Dieci, quattordici, sedici ore al giorno. Tutti i giorni. Perché ogni giorno è una nuova storia che ricomincia diversa. Sempre più forte, come un’onda che acquista potenza.

Fino a pochi giorni fa la routine del lavoro era in ortopedia o in week surgery. Poi, per alcuni di noi, in pochissimo tempo, la vita è cambiata di schianto. Sospese le attività del nostro reparto che noi amiamo e nel quale trascorriamo buona parte della nostra giornata. Per noi una seconda casa.

Ora stiamo combattendo la stessa guerra che i nostri colleghi del Nord Italia hanno iniziato a fronteggiare prima di noi.
Non si può descrivere l’isolamento, la paura che leggi negli occhi delle persone ricoverate nel Blocco D di Belcolle, destinato alla cura dei pazienti COVID-19. La unisci alla tua. È sempre lì, accanto a te.

Poi c’è l’insicurezza del non conoscere ancora questa “bestia” e questo non conoscere crea incertezza.

Ogni giorno vado a lavoro sapendo che sono fragile e, credetemi, che qualche piantarello lo abbiamo fatto tutti, ma siamo al fronte e mettiamo l’energia che ci porta a dire “NOI LO SCONFIGGEREMO”.

Noi siamo più forti. Perché la paura ci ha uniti, ci ha fatto diventare un gruppo compatto. Inscindibile.

Tanti infermieri di diverse unità operative (ci chiamano fritto misto) che, insieme ai colleghi di Malattie infettive, si sono trovati, gomito a gomito, a lavorare in modo completamente diverso.

Uniti e convinti che alla fine avremo la meglio su questo virus terribile.
#tuttoandràbene ma #turestaacasa.”