VITERBO – La legionellosi: una patologia poco conosciuta ma che, periodicamente, torna a fare paura, balzando all’onore della cronaca.
Vista l’enfasi con cui spesso vengono esaltati i nuovi casi di contagio e i forti timori suscitati anche dai più piccoli focolai epidemici, è giusto cercare di fare il punto su questa patologia insidiosa, ma tutto sommato piuttosto rara.

La legionellosi

La legionellosi è conosciuta anche come “malattia del legionario”. Questo nome è legato all’epidemia che portò ad identificare per la prima volta il microrganismo patogeno Legionella pneumophila: era il 1976 e nel corso di una riunione dei veterani dall’American Legion ospitata in un albergo della città di Philadelphia, ben 221 persone contrassero una forma violenta e resistente alle cure di polmonite; 34 di questi pazienti, purtroppo, morirono e solo successivamente si capii che il batterio era riuscito a proliferare all’interno dell’impianto di condizionamento della struttura, contaminandolo.

I casi recenti

Nel corso del 2016, in Italia sono stati segnalati diversi focolai della malattia, sebbene le dimensioni delle epidemie registrate non siano mai state tali da destare una seria preoccupazione per la salute pubblica.
Il caso più grave ha riguardato l’epidemia registrata dal 22 agosto al 9 ottobre nel quartiere Montebello di Parma, che ha determinato ben 41 casi accertati di contagio e 2 decessi. Ad oggi, non è ancora stato possibile identificare in modo certo il ceppo batterico responsabile dell’epidemia, né la fonte primaria del contagio, sebbene sia stato escluso un coinvolgimento dell’impianto idrico di Parma. Principali indiziati, rimangono le torri di raffreddamento degli stabilimenti industriali presenti nella zona.

A gennaio, tracce del batterio sono state rinvenute nelle tubature dell’acqua calda di una scuola elementare della provincia di Bologna, destando naturalmente forte preoccupazione nei cittadini, nonostante non sia stato registrato alcun caso di contagio.

Come avviene il contagio da Legionella?

Il batterio L. pneumophila è normalmente presente in maniera ubiquitaria nei fiumi, nei laghi, nelle sorgenti termali e in tutte le raccolte d’acqua naturali. Attraverso acquedotti e impianti idraulici il microrganismo può raggiungere le tubature degli stabili e insediarsi all’interno dei sistemi di climatizzazione e di deumidificazione dell’aria. Gli ambienti più a rischio per la diffusione del contagio sono strutture turistiche, palestre, centri benessere e tutti i luoghi in cui sono presenti grandi impianti di ventilazione oppure piscine e vasche idromassaggio aperte al pubblico.

Le colonie di questo microrganismo si possono trovare all’interno delle condutture di vecchi impianti di condizionamento: questo è infatti l’ambiente ideale per la loro proliferazione, che richiede umidità, calore ed uno scarso ricircolo dell’aria.

Il contagio, che avviene sempre per via respiratoria, è favorito quando il batterio è presente in impianti che provocano una nebulizzazione dell’aria: trasportata da microscopiche goccioline d’acqua, le particelle infettive raggiungono le vie respiratorie dell’ospite e, qui, scatenano la patologia.

La virulenza di L. pneumophila varia da ceppo a ceppo ma, in genere, il tasso di infezione di questo microrganismo si mantiene basso, attorno al 5%. Tuttavia, i soggetti che presentano patologie respiratorie pregresse, forti fumatori oppure affetti da forme più o meno importanti di immunodeficienza, risultano maggiormente sensibili al contagio.

Quali sono i sintomi della legionellosi?

La legionellosi presenta un periodo di incubazione variabile, ma che in genere si attesta attorno ai 5-6 giorni. La malattia si manifesta con febbre, forte stato di spossamento e disturbi respiratori, che vanno dalla dispnea ai dolori toracici: la sintomatologia, in tutto e per tutto simile a quella di una comune polmonite, rappresenta uno degli aspetti più insidiosi, perché spesso complica non poco la diagnosi.

Il contagio da Legionella dovrebbe essere sospettato in presenza di qualunque forma di polmonite che si dimostri resistente alle terapie convenzionali. Per la diagnosi definitiva, è indispensabile il ricorso all’esame microbiologico in laboratorio.

Qual è il trattamento per la legionellosi?

Dal momento che l’agente patogeno responsabile della legionellosi è rappresentato da un batterio, la terapia medica generalmente prevede la somministrazione di specifici antibiotici.
Il tasso di mortalità associato a questa patologia si attesta attorno al 5-10% dei casi, ma purtroppo aumenta considerevolmente quando si prendono in considerazione soggetti debilitati, anziani o con malattie pregresse.

La remissione dalla malattia in genere è totale, sebbene, come nel caso di qualunque processo infettivo a carico dei polmoni, esista la possibilità di danni permanenti, con formazione di porzioni di tessuto cicatriziale.

Cosa si può fare per prevenire la malattia?

La legionellosi suscita paura soprattutto a causa del modo subdolo attraverso il quale avviene il contagio.

È evidente che la prevenzione della malattia non possa essere affidata esclusivamente al buon senso dei singoli, ma debba essere frutto di una stretta collaborazione tra forze dell’ordine, amministrazione pubblica e privati che gestiscono strutture turistiche, sportive e ricreative.

Attualmente, non esistono normative che stabiliscano con esattezza un limite per la carica microbica con la quale questo agente patogeno può essere presente all’interno degli impianti di trattamento idrici e di trattamento dell’aria. Tuttavia, è ovvio che una gestione responsabile di qualunque attività aperta al pubblico imponga uno scrupoloso controllo di tutti gli aspetti inerenti la salubrità dei locali.

Durante la progettazione di un nuovo impianto oppure del suo rimodernamento, è possibile adottare misure che ne agevolano le procedure di manutenzione e di sanificazione, consentendo così di debellare il pericolo che il sistema di condizionamento dell’aria dell’hotel o l’impianto di deumidificazione di una sala piscina si trasformino in un pericoloso focolaio infettivo. Le soluzioni non mancano certo: i sistemi per il ricircolo e la ventilazione dell’aria all’interno degli ambienti chiusi, ad esempio, possono integrare meccanismi autopulenti che impediscono l’accumulo di impurità, creando condizioni sfavorevoli alla crescita microbica. In questa pagina di approfondimento sugli impianti di ventilazione civili e industriali è possibile trovare ulteriori informazioni sulla realizzazione di sistemi a norma e in grado di garantire la salubrità dell’aria.

Se è vero che i focolai di infezione più importanti si localizzano sempre all’interno di strutture aperte al pubblico con impianti datati, non a norma o non manutenuti con le dovute attenzioni, va detto che anche l’ambiente domestico può rappresentare una fonte di pericolo, perché anche le tubature di casa possono trasformarsi nel terreno ideale per la proliferazione di L. pneumophila in presenza delle giuste condizioni.
Negli stabili di vecchia data, può essere consigliabile l’installazione di filtri e di sistemi di depurazione dell’acqua utili non solo per scongiurare il pericolo rappresentato dalla Legionella, ma anche da altri potenziali microrganismi patogeni. Per una trattazione esaustiva di questo argomento, si rimanda al documento ufficiale rilasciato dal Ministero della Salute e contenente le “Linee guida sui dispositivi di trattamento delle acque destinate al consumo umano”.

La minaccia per la salute pubblica rappresenta dal batterio L. pneumophila è certamente un pericolo da non sottovalutare, tuttavia, è importante sottolineare che il numero dei casi registrati a livello nazionale negli ultimi anni non indica un trend di crescita particolarmente allarmante, ma oscillazioni che gli esperti giudicano nella norma per quanto riguarda l’epidemiologia della legionellosi.

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email