«Il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC), afferente al Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl di Viterbo, dislocato nel P.O. di Belcolle a Viterbo è una Unità Operativa ospedaliera, integrata nel DSM di competenza territoriale, dove vengono attuati i trattamenti psichiatrici volontari (TSV) e obbligatori (TSO) in condizioni di ricovero ospitante pazienti affetti da disabilità psichiche.

Lo stesso – denuncia il NURSING UP, Il Sindacato degli Infermieri Italiani – è privo di molti requisiti che garantiscono il possesso dei requisiti strutturali, organizzativi e di personale previsti. Questa affermazione sostenuta come un mantra dagli stessi operatori, confermata dai NAS sei mesi fa si conferma ancora oggi poiché nulla è stato fatto per risolvere le pesanti criticità.

Non è stata adeguata la struttura che dovrebbe prevedere spazi e risorse per le attività riabilitative e sociali e a fronte di questa inidoneità della struttura ad ospitare pazienti psichiatrici due medici sono stati aggrediti (30 e 25 giorni di prognosi) negli ultimi giorni. Oltre ai numerosi episodi di violenza a danno degli operatori, in passato sono stati registrati anche gravi episodi di violenza tra gli stessi pazienti, oltre a diversi tentativi di incendio della struttura.

“La situazione che si presenta è disastrosa sia sotto il profilo della disponibilità di struttura sia sotto quello del personale”. Una situazione eticamente inaccettabile, caratterizzata da gravi carenze, “certificate” dai Carabinieri del NAS nel mese di gennaio 2019 che andrebbero valutate anche in relazione alla presunta efficacia dei trattamenti influenza dall’impetuoso forte turnover generato da una carenza di posti letto (6 contro i 15 previsti) e dalla necessità di assistere i pazienti in base al criterio dell’urgenza.

Una situazione, quella del reparto psichiatrico, che non garantisce la sicurezza degli operatori, ma soprattutto dei pazienti che, sottoposti a condizioni fortemente restrittive e privati degli spazi di socializzazione e di riabilitazione adeguati, invece di giovarsi delle cure, spesso comunicano il loro disagio con manifestazioni di aggressività.

Diversi operatori ci hanno riferito come le aggressioni al personale sanitario generalmente passino invece sotto silenzio, e specialmente in psichiatria siano, stranamente, ritenute quasi parte naturale dell’intervento.

Le tante difficoltà che contraddistinguono le situazioni dell’intervento di emergenza non sono considerate, riferiscono; anzi, secondo alcuni sarebbero pressoché ignorate da una mentalità che alla doverosa preoccupazione per la tutela della persona con disturbo mentale non affiancherebbe una altrettanto giusta preoccupazione per l’incolumità di chi opera tutti i giorni in circostanze difficili.

“Certe volte ho paura”, ci ha detto uno psichiatra che lavora presso lo SPDC e attua interventi d’emergenza. “Ho preso tante botte… anche gli infermieri. Poi se fai un intervento e qualcosa va storto finisci sui giornali… e la colpa è sempre nostra”. Un altro operatore ci ha confessato di “avere paura, specie quando si curano pazienti stranieri, i pazienti non sono più quelli di una volta, alcuni non parlano italiano, non ci si riesce a capire, a volte sono terrorizzato. E’ dura lavorare così, che ogni volta non sai cosa ti potrebbe succedere”.

D’altronde, in letteratura sono ben noti alcuni casi di omicidio del medico in psichiatria Perché il nostro mestiere possa rimanere il più bello del mondo, è essenziale che lo psichiatra e gli altri operatori siano messi nelle condizioni di poter lavorare bene. Ciò presuppone che venga restituita allo psichiatra la fiducia nella sua competenza, nelle sue capacità e nella sua determinazione a fare il meglio possibile per i propri pazienti.

Che gli sia restituita la libertà di curare, secondo scienza e coscienza, in piena onestà, o che gli sia garantita almeno la possibilità di provarci. È anche necessario che vengano ridotte le talora onnipotenti aspettative, implicite o esplicite, nei confronti del suo operato, e che le sue responsabilità, alle quali certo lo psichiatra non vuole sottrarsi, siano proporzionate alle situazioni e valutate secondo buon senso.

È nostra speranza che le riflessioni proposte possano essere di aiuto per stimolare un dibattito costruttivo teso a migliorare le condizioni di lavoro di tutti gli operatori impegnati nell’assistenza psichiatrica che ogni giorno, con fatica e abnegazione, s’impegnano per assicurare ai pazienti i migliori esiti di salute possibili.

Per quanto riguarda i requisiti minimi come stabilito nel DCA 8/2011, alcuni li riassumiamo di seguito:

1.2.4.1. – Requisiti Strutturali e Tecnologici In riferimento alla peculiare tipologia degli utenti del Servizio, il S.P.D.C. deve possedere, in aggiunta a quanto previsto per l’area di degenza (punti 1.2.1. e 1.2.2.), i seguenti requisiti strutturali specifici:

1.2.4.2. Requisiti Organizzativi – La dotazione minima di personale per un S.P.D.C. con 15 posti letto

Seppure allo stato attuale il reparto è sottodimensionato, ciò non comporta sostanziali differenze di organico in quanto devono essere comunque garantiti i turni h24.

Per tutto quanto sopra esposto, questa Organizzazione Sindacale firmataria di CCNL chiede: • un intervento di chi in indirizzo; PER

La chiusura immediata del reparto SPDC presso Ospedale Belcolle fino all’adeguamento ai requisiti minimi previsti dalla norma;

• La predisposizione, come da normativa vigente, della apertura di ulteriori posti letto (15) presso il Presidio Ospedaliero di Civita Castellana in locali ex reparto maternità, locali liberi e alcuni occupati sembrerebbe, arbitrariamente.

È nostra speranza che le riflessioni proposte possano essere di aiuto per stimolare un dibattito costruttivo teso a migliorare le condizioni di lavoro di tutti gli operatori impegnati nell’assistenza psichiatrica che ogni giorno, con fatica e abnegazione, s’impegnano per assicurare ai pazienti i migliori esiti di salute possibili. Si intende questa Organizzazione Sindacale in base all’art.2087 cod.civ. e della sentenza della Cassazione n°32477/2019 sulla colpa di male organizzazione prenderà gli opportuni provvedimenti in caso di future aggressioni e mancanza di adozione dei requisiti organizzativi stabiliti commessi dal datore di lavoro, sotto il profilo della inosservanza di leggi, nell’ipotesi che l’infortunio o la malattia professionale sia da ricollegare a tale condotta omissiva».