«Vi propongo due foto; la prima risale all’inizio della pandemia, la seconda è cronaca di oggi. Le foto – comunica Roberto Talotta – riprendono due infermiere stremate, dopo molte ore di attività assistenziale contro il Covid.

Voi mi chiederete: cosa c’è di diverso?

Un bel niente, gli “eroi”, gli “angeli” del mese di marzo, continuano ad essere gli “eroi” e gli “angeli” di adesso, dopo una pausa fatta di minacce, offese e violenze fisiche da parte di persone che hanno scaricato su di loro la rabbia per le clamorose inefficienze del Sistema Sanitario Nazionale.

Infermieri e altri operatori sanitari che, ancor prima del covid, erano carenti per decine e decine di migliaia di unità, e lo sono ancora oggi, perché i pochi professionisti assunti nei primi mesi dell’epidemia, sono stati irresponsabilmente mandati a casa nella convinzione che tutto fosse sotto controllo.

Ripreso alla grande l’assalto ai pronto soccorso e agli ospedali, eccoli di nuovo in campo gli “angeli” e gli “eroi” a portare  sulle loro spalle tutta l’impreparazione  di un Governo che, al di là dei roboanti proclami, non si è prodigato per migliorare le condizioni del Comparto Sanitario.

Niente rinnovo del contratto, niente vere assunzioni, niente avanzamenti economici, niente detassazione delle ore di lavoro straordinario, niente cautele per gli operatori sanitari che, malgrado tutto, continuano a prodigarsi giorno e notte in un campo  dove la Politica non apporta  le dovute revisioni alla Sanità Pubblica per renderla competitiva  contro il pronosticato “revival pandemico”.

Se veramente si vuole fronteggiare efficacemente questo periodo di eccezionale bisogno sanitario, si deve iniziare da loro, dai medici, dagli infermieri, dai tecnici e da tutto il restante personale, dotandoli degli indispensabili rinforzi e di adeguate retribuzioni, anziché esibire  ipocrite “pacche sulle spalle” e incensamenti istituzionali che sanno tanto di beffa e di fasulla onorificenza».