Welfare

Per ogni famiglia, con il passare degli anni e delle stagioni, si presenta il momento in cui fare i conti con la gestione degli anziani e delle loro eventuali non autosufficienze. Con il tempo quindi, emergono una serie di bisogni che non riguardano solamente l’aspetto assistenziale, ma anche la sfera organizzativa ed emotiva. In tutto questo, deve aggiungersi un divario sempre più grande tra i servizi prestati dalla Sanità Pubblica e le reali esigenze delle famiglie. Come soddisfare in maniera efficiente tali bisogni? Scopriamolo insieme.

Anziani e non autosufficienza

La definizione stessa di non autosufficienza, si è sviluppata attorno all’idea che la priorità fosse quella di occuparsi della persona nella sua totalità, andando ad includere aspetti come l’igiene, il nutrimento, la somministrazione di farmaci, il benessere personale e la socialità. Tutti fattori che contribuiscono notevolmente ad un innalzamento della qualità di vita dell’anziano e di chi lo circonda.

Per le famiglie però, spesso riuscire a soddisfare nella loro complessità tutti questi aspetti, può non risultare semplice, dando vita ad un inevitabile fonte di stress che molto spesso ricade proprio sugli anziani. Ad amplificare la problematica, un contesto di Welfare pubblico che riesce a rispondere solo parzialmente alle esigenze di questa fetta di popolazione. Vogliamo ricordare inoltre, che il numero degli appartenenti alla terza e alla quarta età, è in grande crescita negli ultimi anni, e lo farà ulteriormente nei prossimi a venire.

Welfare pubblico e assistenza agli anziani: lo scenario

Analizzando la macchina dell’assistenza pubblica agli anziani, in primis quelli non autosufficienti, emerge uno scenario caratterizzato da molte lacune, soprattutto se abbinato ad alcune dinamiche sociali tipiche dei nostri tempi moderni. Per citarne una, basterebbe far riferimento alla sempre crescente necessità delle donne di contribuire attivamente al budget familiare lavorando. Le cause di tali inefficienze, sono da ricercarsi nei seguenti elementi:

  • Il sistema è eccessivamente frammentato e di difficile comprensione. Tutto questo a doppia mandata, ovvero sia nel funzionamento della macchina assistenziale, che nei meccanismi per accedervi.

 

  • Ad eccezione di alcuni contesti territoriali più efficienti, manca un soggetto che possa assumere il ruolo di regista del sistema. In altre parole le famiglie vengono di fatto lasciate sole nella fase organizzativa dei numerosi aspetti dell’assistenza.

 

  • L’assenza delle reti sociali comporta che il fisiologico carico assistenziale, possa in alcuni casi diventare un peso che grava solamente sulle generazioni definite “sandwich” (quelle intermedie). In altre parole, uomini e donne di tali generazioni, si ritrovano a doversi occupare contemporaneamente dei loro figli, dei loro cari, e di quella che è la normale routine quotidiana e lavorativa.

 

In un contesto di questo tipo, per evitare che la qualità di vita generale delle famiglie in toto vada peggiorando, l’unica soluzione è quella di affidarsi all’assistenza domiciliare privata.

Assistenza domiciliare: soluzione alternativa

In un momento storico dove ci si interroga quotidianamente sulla “buona sanità”, le restrizioni finanziarie e la crisi economica espongono di continuo gli anziani a ricadute sulla qualità dei servizi a loro prestati. La logica conseguenza per i familiari, è quella di una continua condizione di stress generato dalle preoccupazioni verso i propri affetti. Far comprendere quindi in poche righe l’importanza dell’assistenza domiciliare privata in un contesto così complesso e delicato come quello descritto, non è certamente semplice.

A differenza di quanto accade nella Sanità Pubblica, che per ovvi motivi non è in grado di fornire assistenza durante tutta la giornata, società come Hellougo possono rappresentare la soluzione alla problematica. Il motivo è quasi ovvio: mettono a disposizione team multidisciplinari in grado di garantire servizi multiprofessionali, continuativi nelle 24 ore per quella che è la parte sanitaria, senza dimenticare quella socioassistenziale disponibile nelle 12 ore.

In altre parole si tratta di scardinare un modello di servizi che trova le sue fondamenta solamente sulle prestazioni assistenziali. Il sistema molto spesso dimentica di supportare le famiglie in tutte quelle problematiche più complesse e articolate, che spesso sono in grado di compromettere la qualità della vita e la serenità domestica, ovvero l’opposto di quanto accade con l’assistenza domiciliare privata.