«Con gli annunci della di Viterbo, Chiara Frontini, le invettive della LAV, i lanci propagandistici dell’ATC la questione cinghiali sembrerebbe risolta. 

La nuova amministrazione annuncia un piano di intervento straordinario a base di catture e sterilizzazioni che risolverà  o conterrà l’emergenza dei cinghiali  “selvatici” nel contesto urbano.  Una pura intenzione in quanto per ora si tratta di una delibera di generico indirizzo; quando, ma soprattutto se, approderà alla individuazione della fase esecutiva le decisamente green buone intenzioni dovranno misurarsi con una realtà un po’ più complessa ed articolata.  Al meglio iniziative spot, sproporzionatamente dispendiose sotto il profilo organizzativo ed anche finanziario, assolutamente prive di  significativa  efficacia. 

Peraltro gli interventi già sperimentati con le passate amministrazioni testimoniano che, bene che vada, è come  svuotare il mare col secchiello.  

Comprendiamo che è questione tabu’, ma un minimo di onestà intellettuale non può prescindere da una riflessione sia sulla perimetrazione che su una effettiva  gestione del Parco dell’Arcionello. L’Amministrazione comunale chiami in causa Provincia e Regione , che programmano  invece ancora azioni di studio sull’area, come se non ci fossero già voluminosi dossier. Bene i sacrosanti vincoli, primo la totale inedificabilità, ma si può prendere atto che al momento s’è creato solo un  comodo rifugio in assoluta prossimità col perimetro urbano? Che è obiettivamente una situazione problematica ed incompatibile con la sicurezza ed il decoro delle stesse  aree urbane? Se ne può almeno discutere laicamente? 

Poi basta con la bufala delle responsabilità della proliferazione della specie a carico dei cacciatori ; recenti tracciamenti genetici dimostrano che poco c’entrano immissioni dall’EST Europa, quanto invece vada ricondotta la questione ai profondi mutamenti ambientali e climatici, come l’abbandono di vaste aree  e diverse pratiche rurali, la riconquista delle aree boschive , l’ampliamento delle zone rifugio. Tant’è che la questione riguarda tutta Europa, come gli altri  ungulati, sempre più diffusi e presenti, anche nella Tuscia. 

E come alle stesse ragioni  sia riconducibile anche l’espansione del lupo. Fa comodo alle associazioni ambientaliste più intransigenti questa tesi della responsabilità dei cacciatori , per giustificare la loro esistenza ed i loro finanziamenti, ma la smettano di denigrare ed insultare gratuitamente  una categoria di cittadini dalla moralità e dalla affidabilità certificata, che coi loro tributi pagano anche i rimborsi  dei danni alle coltivazioni agricole e si prestano volontariamente, con la  competenza tecnica  e conoscenza vera degli ambienti naturali  e della fauna alle operazioni di controllo richieste ed autorizzate dalle pubbliche autorità . 

Quanto all’Atc vt2, oltre gli entusiasmi ed i ringraziamenti sparsi a piene mani ,  è necessario – nell’attesa dei necessari mutamenti  nel quadro normativo generale della 157 , anche questi per ora solo annunciati – verificare tutte le iniziative possibili concertate innanzitutto anche cogli agricoltori per avere una reale efficacia e tempestività nelle azioni di contenimento e controllo , cui il mondo venatorio si  rende disponibile, sollecitando  anche tutti gli orpelli puramente burocratici, che ne limitano il più proficuo ricorso. Siamo i più interessati infatti che il piano straordinario di depopolamento a contrasto della PSA viaggi il più spedito possibile. 

 Se è utile  concretezza, responsabilità, adeguatezza nelle proposte e nelle soluzioni il mondo venatorio c’è. La propaganda e l’allarmismo fa solo confusione.» 

Associazione Venatorie ARCICACCIA – FEDERCACCIA – ITALCACCIA – ANUU

Articolo precedenteIl Colonnello Massimo Friano nuovo comandante Provinciale dei Carabinieri
Articolo successivoAuto in fiamme sulla Cassia in località La Botte