«A che serve avere una biblioteca se non c’è un bibliotecario? Meglio chiuderla! È vero, col digitale ci siamo allontanati tutti dal libro cartaceo, chi più chi meno, ma ci sono situazioni in cui questo si rivela insostituibile.

Soprattutto per gli studiosi – scrive Luca Purchiaroni in una lettera aperta inviata al Sindaco di Canino – che cercano notizie su un dato personaggio storico o sul passato della propria città, riportate su qualche raro libro stampato in poche copie tanti anni fa. Una cosa è avere la possibilità di frequentare un luogo dove fare ricerche o semplicemente leggere un buon libro, una rivista o un giornale interessante, e dove magari può capitare di trovare qualcosa di inaspettato, per pura serendipità; un’altra cosa è rimanere chiusi in casa da soli, davanti allo schermo del telefono, per cercare un ristorante, la ricetta per la carbonara o il tutorial per riparare un rubinetto che perde.

In realtà, i primi a perdere sono i cittadini ogni volta che una biblioteca chiude, o rimane inutilmente aperta come succede a Canino.

Un paese così ricco di storia, che ha dato i natali a un papa del Rinascimento e alloggio a un Bonaparte, di tradizioni e di cultura, rischia, con un andazzo come questo, di perdere la propria identità per sempre. Un teatro ottocentesco restaurato praticamente chiuso, l’insegna di quello che una volta doveva essere un cinema, una grande chiesa dove fino a sessant’anni fa c’era un prezioso organo a canne, anch’esso dell’800, misteriosamente scomparso, un’antica banda musicale che si è sciolta in tempi recenti e non si è più ricostituita… E allora, chiudiamo pure la biblioteca comunale, no? Che stiamo aspettando?

Se non c’è nessuno che conservi almeno la memoria di ciò che era il proprio paese una volta, questo passa inevitabilmente dall’essere stato in primo piano durante un periodo di splendore, al secondo, al terzo, e così via fino ad essere dimenticato del tutto come un vecchio cavallo a dondolo in soffitta. E il luogo deputato per la conservazione della memoria storica di un luogo è senz’altro la biblioteca.

A Canino una biblioteca comunale c’è, ma sarebbe meglio che se non ci fosse. Sì, perché se non c’è la figura di un bibliotecario è totalmente inutile tenerla aperta al pubblico. Chi ci si reca con l’illusione di poter trovare qualcosa deve scontrarsi con una dolente realtà: scaffali anonimi, libri non catalogati, assenza di un catalogo generale, né cartaceo né tantomeno informatizzato, confusione totale del materiale. Sono anni, troppi anni ormai che la situazione è drammaticamente la stessa: a gestirla (o meglio ad aprirla per cambiare aria alle stanze) vi si manda un impiegato comunale non formato per il tipo di lavoro che dovrebbe svolgere, il quale ovviamente non può aiutare nessuno nella ricerca. Risultato? Non ci va più nessuno. Poi dicono che la gente si allontana dai libri, che non legge più!

Io trovo questa situazione a dir poco vergognosa, per un paese che dovrebbe andare fiero della propria cultura. Basta fare pochi chilometri e andare a Valentano, per vedere come deve essere una biblioteca comunale, non è qualcosa di irrealizzabile. Ai caninesi il Comune deve offrire servizi che funzionino, in cambio dei contributi che versano. Anche solo per rispetto.

Le uniche risorse per il paese sono gli anziani, che ancora conservano qualche ricordo, e i pochi volenterosi che si ostinano a fare ricerca, a pubblicare notizie storiche e a portare avanti quelle attività culturali riguardanti il teatro, la musica e l’arte in generale, vero motore e cuore pulsante di un paese.

Al sindaco e ai caninesi rivolgo un appello: non fate morire il vostro paese. Oppure, se proprio volete farlo, evitate sofferenze inutili e chiudete quell’inutile biblioteca comunale. È meglio!»