PROVINCIA – Per iniziare spiegherò cosa dimostra questo teorema e come e dove va applicato. Il mongibello è il nome con cui un tempo veniva chiamato il vulcano Etna e anche se può sembrare strano, il teorema si applica con una semplice equazione in cui sommando la geologia vulcanica e la religione etrusca si ha come risultato finale l’individuazione dei luoghi scelti dal popolo toscano per necropoli, templi e città.

 

Se vi state chiedendo il perché una popolazione dovrebbe scegliere dei luoghi simili per vivere, le risposte sono molteplici e sono da ricercare principalmente nella loro religione, l’arcaica Diade degli dei Veltha, formata da Vulcano e Nortia, ma erano conosciuti anche con altri nomi. Influiva pure la loro competenza nel settore agricolo, le terre vulcaniche sono più fertili e peculiarità principale sono solitamente ricche di sorgenti.

 

Ma passiamo ora ad esporre il mio teorema, nel corso delle mie collaborazioni con gruppi speleo, archeologici e con enti governativi ho acquisito delle competenze che mi hanno aiutato nella risoluzione di molte dei presunti segreti degli Etruschi. Dato che in alcuni degli studi che nel corso degli anni sono stati presentati in varie nazioni del mondo, mi sono occupato di vulcani e sorgenti mi sono accorto di una certa affinità tra i processi vulcanici e gli Etruschi.

 

Quindi ho cercato delle mappe della provincia magmatica Toscana e sono rimasto colpito dal fatto che le zone occupate dai coni vulcanici e quelli in cui i rilevano presenze Etrusche combaciano. Diverse bocche avventizie del Bolsena Complex sono occupate da templi altre da necropoli ma soprattutto nelle bocche principali sono presenti delle città, come Bolsena, Marta, Montefiascone, e San Lorenzo Nuovo. Il mio cosiddetto teorema è facilmente verificabile, basta una mappa archeologica e una geologica e con esse si può persino ricostruire gli antichi confini delle città.

 

Ho cercato di applicarlo anche in altre zone come il Tuscolano, parte di Roma abitata dagli Etruschi e pure lì c’è un cono vulcanico. Mi sono poi domandato come potevano costruire necropoli o città lontano dai vulcani e la risposta l’ho trovata in uno studio del INGV l’Istituto Nazionale di geologia e Vulcanologia in cui il geologo Fabrizio Marra, con una semplice analisi geochimica ha scoperto che per costruire le volte dei Fori Imperiali di Roma furono usate le pietre vulcaniche provenienti dal cono del Vesuvio e ciò non solo perché erano più leggere ma perché erano sacre al dio Vulcano presente nella città eterna fin dalla sua fondazione, portato da Tito Tazio col nome di Mulciber, in onore di un Lucumone trafitto in battaglia dal suo esercito. Questo spiega pure perché per costruire mura e necropoli in zone non sacre, sia stato usato un tipo di tufo non presente nella zona di realizzazione ma proveniente invece dalle vie cave di Pitigliano e Bomarzo.

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