VITERBO – Di seguito una nota di Marco Tartarini: “Sulla Mostra di Romano Liviabella, calato il sipario domenica 01 febbraio. La giornata clou, si è svolta nella serata culturale di domenica 11, gennaio. La presentazione è toccata ad Ugo Poggi, grazie alla sua collezione privata, ha dato la possibilità con l’esposizione delle numerose opere del pittore, di poter rivedere la Viterbo ormai scomparsa ai vecchi ricordi dei viterbesi. Nell’area espositiva, dell’ex Tribunale, Aula delle udienze (ex chiesa del convento carmelitano), di Piazza Fontana Grande.

 

Un Tripudio di pubblico, per la serata, che occupava per l’occasione, tutti i posti a sedere e in piedi, Una serata culturale celebrativa, seguitissima dal pubblico con le performance artistiche del poetica Piergentili, musicale del pianista, Pianura, e canora della cantante Laura Leo. Ma anche un tripudio di popolo, (per i numerosi visitatori non solo della città capoluogo di provincia, ma provenienti da diverse località e anche stranieri. Si calcola come da registro tra i firmatari e non, in circa cinquemila presenze dal 31 dic ’14 al 1 febbraio ‘15 ). Una Lexio Magister, l’intervento del M°, Prof. Rolando Di Gaetani, di profondo ed accattivante interesse, non solo, per il metodo compositivo per realizzare l’opera, ma, per la descrizione del personaggio “R. Liviabella” , che ne ha rivelato brevemente la vita e gli aneddoti. “Non eravamo tanto intimi – esordisce il Prof. Di Gaetani- ci conoscevamo dagli anni che vanno dal ‘ 68, al ‘75/’76, poi per scelte e motivi personali ci allontanammo l’uno dall’altro. Erano anni dove si ponevano molte speranze, dove si credeva in quello che si faceva. Di Romano, posso dire una cosa, visti i suoi trascorsi antecedenti alla venuta a Viterbo, quando lavorava alla RAI- come scenografo ed era assistente dello scenografo principale della Rai, Cesarini da Senigallia. Lui scelse di venire a Viterbo e fare il pittore. Ma questo non voleva dire che si mantenesse con la pittura.

 

Oggi vediamo tutti questi quadri insieme, perché li ha raccolti il buon Ugo Poggi, Meno male che c’è qualcuno sensibile! Ma il pivello, Lui dipingeva e poi metteva da parte. Se l’interesse di oggi ci fosse stato pure allora,…. Le cose sarebbero andate diversamente. Però le cose non vanno così, come si vorrebbe, bisogna essere realistici. Liviabella come già detto era uno scenografo, conosceva il mestiere e stando insieme, come facevamo era un continuo confrontarsi, sul modo di dipingere, sul modo di fare. Io venivo con la mia esperienza dalla Scuola della Decorazione, fatta sul cantiere, quella dove l’apprendista prendeva i calci nelle parti posteriori, o gli scappellotti, se non faceva le cose come si deve. Lui, invece era venuto da via Ripetta, aveva seguito i corsi dell’Accademia delle Belle Arti di Roma. Era come dire un po’ più intellettualizzato del sottoscritto, però potevamo confrontarci senza remora, e si parlava di mestiere, alla fine ci trovavamo d’accordo. “Come lavorava Romano? (La Lexio Magister, riferita alla metodologia che utilizzava Liviabella, nel comporre un’opera, ma anche il metodo di lettura di come si deve guardare un’opera un quadro dal visitatore, di mostre”) Riciclando intanto la tela di iuta, da bravo scenografo.

 

Poi andava per Viterbo, vedevi che passeggiava e poi faceva, questo gesto: unendo il pollice e l’indice delle due mani, che cosa faceva apriva una finestrella e inquadrava, con le dita delle due mani, quello che vedeva dentro la finestrella e qui nasceva e elaborava il primo quadro. Poi a distanza di un giorno due, tornava sul luogo, con una finestrella di cartone. in proporzione alla tela che aveva preparato, metteva la finestrella e tutto quello che vedeva lì dentro lo disegnava sulla tela. Non disegnava come fa di solito un pittore, con le matite, ma con un pennello piuttosto duro, rigido, tracciava la linea compositiva che poi andava a riempire. E con questi accordi cromatici, di settima, di ventunesima addirittura minore e di ventunesima maggiore, ma, pensiamo ai neri ai blu messi insieme. Ventunesima minore, perché! Perché il buio racchiude potremmo dire tutti i colori, al contrario a differenza del bianco, allora diciamo che è minore, in quanto non’è che esplode, diciamo e si richiude e sono come accordi fatti, da un’orchestra, con strumenti piuttosto roboanti, cupi, che danno un idea di un drago, che danno un idea di qualcosa di potente di forte, danno un’idea di contrasto che fortemente caratterizzano l’immagine, ecco, i contrasti sono forti, e poi sparava quei belli gialli-ocra, che erano il colore delle facciate di Viterbo. Ma soprattutto, lavora all’interno della composizione lineare.

 

Che cos’è la composizione lineare? È la composizione che nasce, sulle righe che si inseguono che circoscrivono degli spazi ben definiti: quindi le tegole dei tetti, e le finestre, e le porte e le facciate, una accanto all’altra. Quindi, come dire, c’è una convivenza come dire di contrappunti cromatici di una certa soneria e soprattutto di un’armonia composita, che fa alludere a immagini fatte con un certo gusto, quindi, di un pittore: altro è dire di grande talento, io dico pure un pittore molto generiale, un pittore molto bravo. Io dico pittore a riguardo della elaborazione della pittura, io sono un pittore …. Però, stabilire chi era Romano Liviabella ! Non si sa dove finisce lo scenografo e dove comincia il pittore. Quindi una convivenza di due scuole messe insieme, in modo così sapiente, da un personaggio che è stato come dire arbitro della sua vita. Ha creato il suo destino, sulla convinzione che certe cose devono essere fatte in un certo modo, andando financo contro corrente, contro il parere degli altri e quindi questo andare contro corrente, per Lui, non’è che gli ha creato tanta fama all’epoca, ma forse più antipatie. Oggi debbo dire contrariamente, rispetto al passato, felicemente sono contento per Lui, vedo che la sua persona è stata rivalutata. Io l’ho conosciuto, era una persona secondo me che meritava. Oggi questo omaggio della città di Viterbo, che gli ha dato, all’interno di una chiesa (ex), che ho saputo ospita uno dei più importanti pittori della pittura barocca, forse il primo in assoluto è quel certo Giovan Francesco Romanelli, sappiamo che è sepolto qui dentro.

 

Quindi possiamo dire, una degna convivenza, tra un’artista dei primi del ‘900, e un grande artista della pittura barocca. Poi lo potete vedere voi stessi, parlare di Liviabella è anche alla fine un po’ riduttivo, si può fare come dire un’analisi necroscopica, della composizione, le linee, i colori e tutto il resto, ma quello che conta è la veduta d’insieme, il quadro parla da solo, Però voglio darvi un suggerimento: “guardando i quadri, provate a fare così, create un foro con la mano, unendo l’indice al pollice, ed avvicinatevi al quadro, e attraverso quel foro, notate i quadri, vedrete la superficie delle tele che si trasformano, avrete una visione tridimensionale. Entrate dentro questi blu, che voi vedete così impolverati sembreranno uno spazio infinito. E i colori delle facciate che si stendono sopra, un contrappunto di luce e di vita, di architettura, tipica di città, meravigliosa quale Viterbo. Un Grazie ad Ugo Poggi! Poggi, nella veste impropria di presentatore ha sottolineato , che le parole del Prof. De Gaetani, sono entrate nel nostro cuore, come, è entrato lo stesso Liviabella, nei cuori e lo ha dimostrato nelle pittore che ha lasciato. Una serata tra Arte, Poesia e Musica, che ha dato colore ed esaltazione, creando un insieme di profonda coralità ideale con il pubblico presente in gran numero, con gli intermezzi della cantante/autrice Laura Leo.

 

Concludendo il sindaco Leonardo Michelini, ha sottolineato che proprio in questo luogo dove è passata la storia, oltre a Romanelli, famoso pittore viterbese, si è creato un connubio forse inaspettato con Liviabella, un collegamento con la sua città. Ebbi modo di conoscere Liviabella, un uomo schivo che difficilmente dava confidenza, ma semmai, non la dava a tutti. Ogni tanto quando faceva le mostre, acquistavo un suo quadro. Aveva una caratterista, i suoi quadri erano realizzati nella tela di iuta. Mi disse: “ vede ingegnere, nei miei quadri si vede la tela e la pennellata – mi resi conto -“che fosse proprio questa la differenza con gli altri pittori ”. Nei suoi quadri in genere non si vedono cornici, ma solo qualche cornice realizzata con materiale povero, con le tavolette con cui si realizzavano le cassette che servivano a contenere frutta e verdure. Nel tempo ho apprezzato questa particolarità, direi molto viterbese. Essere viterbesi in questa maniera, soprattutto in maniera così culturale, di persona affermata come era Lui, significa essere maggiormente attaccate a quelle radici. Noi abbiamo fatto di meno rispetto forse ad altre città, ma questo non ci deve far sentire sconfitti. Dobbiamo far crescere le nostre potenzialità culturali-artistiche-storiche, abbiamo tanto da far conoscere all’esterno, dai monumenti, alle fontane che caratterizzano le sue piazze. Insomma tutto quello che appartiene a questa città. Oggi, non’è la commemorazione di Liviabella. Sono passati dieci anni dalla sua morte. Secondo me è la riscoperta di avere una città, di avere persone che sono passate in questa città di grande cultura, da Giovanni Francesco Romanelli, pittore famoso per aver affrescato le sale del Louvre, di Parigi, Sebastiano del Piombo, il maestro del colore allievo di Buonarroti, dell’eclettico Salvator Rosa e del caravaggesco, Mattia Preti, a Corvi, Matteo Giovannetti. Chiaramente non sono come Liviabella, però questa città a veramente dato i natali molto importanti, non solo della cultura di questa città, ma di tutta la cultura italiana ed europea. Io vorrei che tutti riconoscessimo che la volontà e la determinazione di ogn’uno di noi, fosse rivolto a dare a questa città un volto nuovo, dove possa avere un futuro ed essere orgogliosi di tornare in questa città, di lavorare, di vivere, per dare corso e forza alla nuova economia, di una nuova civiltà e una nuova comunità. C’è un pezzo di comunità che ha visitato questa bellissima mostra realizzata con niente, ed ebbene che queste mostre, altre sono in programma, richiamino quell’attenzione di pubblico che favorisca quel movimento turistico di gente che vuole conoscere la nostra città. Postem Mortem, la rivincita di Romano Liviabella!”

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