TARQUINIA – Domenica 6 marzo si è tenuto, presso la sala consigliare del Comune di Tarquinia, l’incontro intitolato “La tomba degli Scudi e i Velka. Celebrazione di una dinastia famigliare nella Tarquinia aristocratica”.

 

Primo del terzo ciclo dell’ormai tradizionale rassegna organizzata dalla Delegazione FAI di Viterbo in collaborazione con la Fondazione Etruria Mater e intitolata “Lo sguardo e l’oggetto. Dialoghi intorno all’arte”, l’evento ha richiamato oltre settanta persone provenienti da diverse zone della provincia viterbese.

 

Dopo una breve introduzione di Silvia Grassi Pottino, presidente della Fondazione Etruria Mater, e grazie agli interventi della restauratrice Cristina Tomassetti e dell’archeologa Lorella Maneschi, capo Delegazione del FAI-Viterbo e degna sostituta dell’etruscologa e docente universitaria Donatella Gentili, quest’ultima impossibilitata a partecipare perché febbricitante, i presenti hanno avuto la possibilità di conoscere, attraverso la descrizione storica ed artistica della nota tomba “degli Scudi”, un periodo che vide Tarquinia come una sorta di “isola felice” non ancora coinvolta, cioè, dal progressivo declino di molte importanti città d’Etruria già avviato dalla incalzante espansione di Roma. Quel periodo fu il IV secolo a.C., quando a Tarquinia dominano pressoché indisturbate le ricche e potenti famiglie dell’aristocrazia terriera, tra le quali quella dei Velka. E proprio ai Velka appartenne la stupefacente tomba “degli Scudi” eletta, assieme ad altre meraviglie d’Italia, Luogo del Cuore FAI 2015.

 

Oltre alla storia dell’antico monumento tombale, oltre alla descrizione della sua architettura e delle peculiarità iconografiche e iconologiche proprie delle pitture che ne decorano l’interno, durante l’incontro si sono spiegate le problematiche tecniche che il restauro di parte di esso dovrà risolvere a breve. Proprio grazie all’elezione della tomba “degli Scudi” a Luogo del Cuore FAI, infatti, una porzione delle pitture commissionate da Laris Velka poco dopo la metà del IV secolo a.C. sarà presto restaurata soprattutto grazie ai fondi elargiti dal FAI attraverso Banca Intesa, ma anche per merito di ulteriori finanziamenti provenienti, oltre che dalla Soprintendenza, da Fondazione Etruria Mater, Skylab Studios, Dichtec srl, Isam srl, Pottino e Pottino avvocati associati e Lions club Tarquinia.

 

In linea col format de “Lo sguardo e l’oggetto”, i presenti hanno avuto modo di avere un contatto diretto con l’opera protagonista dell’incontro. Con una singolare ed eccezionale variante, però: non trattandosi questa volta di un bene mobile bensì di una tomba intera, il contatto è avvenuto mediante l’ingresso esclusivo negli ambienti della stessa, normalmente chiusa al pubblico per motivi conservativi. È così che dopo la conferenza, e a gruppi di massimo venti persone alla volta, i partecipanti hanno goduto della visione diretta e privilegiata di una delle tombe più interessanti e significative dell’intera Etruria meridionale.

 

La delegazione FAI di Viterbo e la Fondazione Etruria Mater ringraziano per la collaborazione il Comune di Tarquinia e la Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale.