San Martino al Cimino – sabato 16 luglio nella sala Aldobrandini di palazzo Doria Pamphilj

Sabato 16 luglio nella sala Aldobrandini di Palazzo Doria Pamphilj a San Martino al Cimino si è svolto, tra gli applausi, il terzo incontro della rassegna tematica ‘SanmartiniAmo’,proposta dalla Compagnia teatrale sanmartinese Danilo Morucci con il contributo di Elisabetta Gnignera, storica del costume rinascimentale, la quale, nell’introdurre il nuovo incontro in programma dal titolo I sammartinesi illustri tra il XVI e il XX secolo – San Martino al Cimino tra biografie e storia’, ha brevemente riassunto i precedenti temi già svolti con successo.

Nel primo incontro (18 giugno) è stato è svelato dallo storico pamphiliano Colombo Bastianelli il diorama in legno dell’abbazia cistercense datato 1897 che riproduce con esattezza in scala ridotta gli ambienti monastici della chiesa abbaziale di San Martino al Cimino, tra il XII e il XIII secolo, opera di Vittorio Biseo, ispirata da disegni di archivio del Palazzo Doria Pamphilj di Roma, dove l’artista lavorava come pittore, modellista e decoratore.

Nel secondo appuntamento del 25 giugno è stata la volta del prof Luca Salvatelli che ha parlato dei due incisori e cartografi Filippo e Serafino Speranza, zio e nipote, nati entrambi nel paese di San Martino e che li ha visti, intorno al 1880, lavorare a Roma, il primo presso la Zecca Pontificia, poi Zecca Reale e il secondo nella Cartografia reale dove ottengono notevoli riconoscimenti per la loro eccelsa produzione, sia numismatica che incisoria.

Prima di passare al tema del giorno Elisabetta Gnignera precisa:“Queste informazioni le dobbiamo anche agli studi del prof Luciano Osbat che cura la pregevole pagina online www.gentedituscia.it dove chiunque può trovare un’infinità di notizie sugli illustri personaggi della nostra terra, e proprio seguendo con interesse la documentazione telematica, ho avuto l’idea di questa prima edizione di racconti e approfondimenti che mi auguro continui con successo anche nel futuro”. 

Una domanda rivolta al prof Luciano Osbat dà il via alla conferenza, che presto si tramuta in una lezione magistrale: Professore, come si è evoluto il suo percorso personale con questa terra che ormai lo ha adottato?

Il professore Osbat, a suo agio davanti al pubblico, non ha bisogno del microfono e con voce  autorevole fa una premessa: “Vengo dal Friuli, sono nato nella provincia di Udine, ho lavorato prima all’università di Salerno dagli anni ’70 agli anni ’90, e poi all’Università di Viterbo dal ’90 sino a quando sono andato in pensione. E’ un vanto e un onore essere anziano e poter continuare in questa età ad accuparmi di ricerche e a dirigere il Centro di documentazione della diocesi di Viterbo e il Centro di ricerche per la storia dell’Alto Lazio dove abbiamo un patrimonio di circa 60-70mila libri antichi, per la maggior parte, e raccogliamo documentazione d’archivio delle diocesi riunite di Viterbo, Montefiascone, Bagnoregio, Acquapendente e Tuscania. Quindi potete immaginare la quantità di materiale che non finisce mai di arrivare, tra l’altro,siamo anche in attesa di documentazione di alcune parrocchie, registri sacramentali antichi (battesimo, cresima, matrimoni, morti e stati delle anime). Le parrocchie non hanno nessuna ragione per conservarli e sono documenti di una importanza straordinaria perchè se perdiamo questi documenti, perdiamo la memoria che questi documenti ci hanno tramandato. E non ce ne sono altri.

“Tutti coloro che hanno fatto ricerche genealogiche sanno che rivolgendosi all’anagrafe comunale non andiamo più indietro del 1870. Quando siamo fortunati abbiamo anche un piccolo pezzo di documentazione relativa al periodo Napoleonico, negli archivi pubblici. Per il resto tutta la documentazione è conservata negli archivi delle parrocchie. Quindi se perdiamo questi registri non abbiamo modo per andare a ricostruire gli alberi genealogici delle famiglie che hanno abitato in questo territorio”.

Come sono arrivato ad accettere questo incarico rischioso? si chiede il prof Osbat.“Non mi sono mai occupato di San Martino al Cimino, quindi le cose che vi racconto oggi, sono una introduzione ad una storia di San Martino per un periodo molto preciso tra  XVI e XX secolo. Quindi non so chi sia Donna Olimpia. Perchè io parto all’indomani di Donna Olimpia, quando lei muore. E da lì cerco di andare avanti. Sulla base di che cosa, ora lo vedremo.

“Perchè questo affresco di diversi secoli? Perchè stiamo mandando avanti questo progetto online che si chiama ‘Gente di Tuscia’ è un progetto ambizioso ma importante.  Per far conoscere a noi stessi e agli altri il patrimonio di persone che sono vissute qui. Talvolta sono nate qui ma hanno operato altrove, altre volte sono nate fuori e sono venute ad operare qui. Ed hanno lasciato una testimonianza del loro lavoro. Della loro arte, della loro conoscenza, della loro delinquenza. Perchè ci sono i santi, c’è qualche papa, ci sono i cardinali ma anche i delinquenti. Perchè anche questi hanno fatto parte della nostra storia. Ed è una storia che non conosciamo.

“Noi conosciamo la nostra grande storia di Olimpia ma altro non conosciamo…..Io ho intrapreso la conoscenza della storia del quotidiano. A volte ci sono grandi personaggi, ma il più delle volte ci sono i personaggi quotidiani, personaggi della normalità. Però una normalità che merita di essere ricordata. San Martino è vero che è l’Abbazia ed è vero che è questo Palazzo Doria, però San Martino è tutto il resto. E se chiedo: che cosa mi dite di tutto il resto? Se andate a cercare la bibliografia su San Martino, vedrete che sostanzialmente finisce all’epoca dei Doria Pamphilj.

“Questa apertura che vi propongo sarà piena di limiti e di cose non definite ma abbiate la pazienza di accettarle così come sono. E’ pochissima la roba che vi mostrerò, però potete avere un’idea di quant’è la roba che ci sarebbe da studiare, se in 15 giorni sono riuscito a fare solamente questo”.

Ora la conferenza entra nel vivo. Di che cosa si parla: San Martino nell’età moderna e contemporanea (1645-1928); il Governo dei Principi (1645-1958; il Governo dei protettori (1645-1928); il Governo degli Abati (1645-1936); la vita quotidiana; le famiglie. E attraverso delle slide il prof Osbat conduce il pubblico nella storia del luogo con fonti bibliografiche e fonti archivistiche. Un accenno va anche al defunto parroco di San Martino, Bonaventura Pulcini, promotore nel 2011 della pubblicazione di grande importanza per la storia del luogo, affidata alla cura di Giorgio Capriotti e Maria Ida Catalano, dal titolo: La chiesa abbaziale di San Martino al Cimino e il Museo dell’Abate. Da leggere.

Infine il prof Osbat conclude la conferenza ponendo l’accento sulle persone che hanno vissuto sul luogo: il segretario comunale, un medico condotto, una ostetrica, un parroco, un commerciante,  questi sono personaggi illustri perchè hanno contribuito a creare una cultura, del modo di vivere, delle abitudini, un linguaggio. Certo il vescovo è un personaggio illustre, ma quello è illustre per conto suo. Per la vita della comunità una maestra che insegna per trent’anni in una scuola, è un personaggio illustre. Il parroco o il medico che per 40 anni sono stati i punti di riferimento del paese, sono due personaggi illustrissimi nella storia dei nosri paesi. Solo che perdiamo ogni notizia di loro perchè finora nessuno di noi li ha mai considerati illustri. Perchè per noi l’importante è quello che appare in televisione, che vince un festival, non è quello che per 40 anni fa il medico condotto, giorno dopo giorno.  Come è stato fatto in Gente di Tuscia dove ci sonotutti i nomi delle strade dei comuni del territorio in modo di riuscire a fare una scheda di questi personaggi. Però è una cosa estremamente complicata. Come si fa a ricostruire anche solo i nomi dei medici condotti? Chi ricorda qualcuno perchè è stato qui per decenni? Se torniamo un po’ più indietro… e le maestre, se torniamo un po’ più indietro…Noi vecchi ci ricordiamo ancora delle cose, ma dopo di noi nessuno ricorda più, perchè non c’è ragione per ricordare…quindi chiede aiuto al pubblico: “una storia ancora tutta da scrivere è quella di San Martino al Cimino e della sua popolazione negli ultimi cinque secoli. Si attendono volontari ai quali faccio i migliori auguri”.

La stagione continua a Palazzo Doria Pamphilj, riaperto, dopo anni di chiusura, dalla Regione Lazio e gestito dalla società regionale LAZIOcrea che ne cura gli eventi in programma in collaborazione con le associazioni territoriali.

Domenica 14 agosto alle ore 18 Conferenza-incontro sul tema “C’era una volta San Martino: i Sanmartinesi si raccontano dal dopoguerra ad oggi”, relatori vari, ingresso libero.

Sabato 27 agosto alle ore 18, la quinta conferenza a cura della storica del costume Elisabetta Gnignera dal titolo:“Olimpia e le altre”, lusso e vesti delle gentildonne italiane tra Rinascimento e Barocco”, ingresso libero.

Sabato 17 settembre, ore 18 la sesta e ultima conferenza dal titolo: “Abbazia di San Martino: ricostruzione degli affreschi medioevali nel sepolcro del card. Egidio de Torres” a cura di  Luca Salvatelli, ingresso libero.

Info e prenotazioni: 340 5007296

Per informazioni: +39 333-6171498 –  [email protected]

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