CARBOGNANO – Il 30 maggio, a ridosso della festa di San Filippo Neri, alle ore 17, nella chiesa di San Filippo di Carbognano (VT), sarà presentato al pubblico il restauro dei tre dipinti su tela della Chiesa, per opera del laboratorio di restauro della Provincia di Viterbo (restauratore Ottavio di Rita).

 

Il sindaco di Carbognano Agostino Gasbarri aprirà l’evento, che vedrà partecipare il presidente della Provincia di Viterbo Mauro Mazzola, il consigliere comunale delegato alla cultura Claudia Chirieletti, la coordinatrice del laboratorio di restauro Paola Sannucci, il funzionario della Soprintendenza del Lazio Giovanna Grumo, la bibliotecaria comunale Manuela Bruziches, e il restauratore Ottavio Di Rita.

 

Malgrado le difficoltà che il laboratorio di restauro sta incontrando in questo anno in cui è stato dichiarato in esubero rispetto alle funzioni base delle Province, il personale lavora a pieno ritmo e in questa occasione più che mai è orgoglioso di presentare un notevole contributo per la salvaguardia del patrimonio artistico della provincia di Viterbo. Con questo intervento, infatti, sono stati restaurati tutti i dipinti della chiesa di San Filippo, che vanno a completare il recupero architettonico del 2008, consegnando alla popolazione di Carbognano un piccolo gioiello barocco. La chiesa di Carbognano, eretta nel 1636 da Orazio Giustiniani, della Congregazione degli Oratoriani e futuro Cardinale, fu la prima ad essere intitolata al santo, la prima di una serie di straordinarie chiese diffuse per l’Italia in onore del santo canonizzato nel 1622.

 

Nella chiesa sono custoditi tre dipinti su tela. Una copia del dipinto di Guido Reni che si trova a Roma nella chiesa di Santa Maria in Vallicella, commissionata per la canonizzazione, e che rappresenta la Madonna con Bambino e San Filippo Neri. Si tratta di una delle numerose rappresentazioni del soggetto che ebbe tanta fortuna e che venne replicato nelle stesse modalità iconografiche del prototipo fino al XVIII secolo inoltrato. Quella di Carbognano è una delle “copie” più antiche e vicine nel tempo all’opera del Reni e potrebbe essere stata dipinta da un prete oratoriano, Francesco Ragusa (ipotesi di Anna Maria Pedrocchi).

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