VITERBO – Il codice manoscritto contenente lo Statuto di Bagnoregio è stato ritrovato, recuperato e riconsegnato alla Diocesi di Viterbo e depositato presso il Centro diocesano di documentazione per la storia e la cultura religiosa.

La consegna è avvenuta da parte del capitano Michelangelo Lo Buono (Comandante del Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale di Roma) a don Luigi Fabbri (Vicario generale della Diocesi di Viterbo) martedì mattina 17 gennaio 2017 nella sede del Cedido.

Lo Statuto è un codice cartaceo di una novantina di carte, di formato di mm. 290 x 218, con scrittura di un bel gotico un po’ arrotondato, ornato al principio di ogni libro (ve ne sono cinque) con iniziali grandi fregiate a colori rosso e nero; le rubriche e la lettera iniziale dei capitoli sono scritte in rosso come anche in rosso sono i numeri romani indicanti le parti del codice. Quello di cui stiamo parlando è una copia quattrocentesca dell’originale che è del 1373 (che non esiste più), con modifiche e aggiunte fatte da diverse mani per le successive revisioni compiute nel corso del XV e del XVI secolo.

Il testo dello Statuto è stato pubblicato da G. Capocaccia ed F. Macchioni con il titolo Statuto della Città di Bagnoregio del MCCCLXXIII (Bagnorea, Scuola tipografica, 1921, pp. XXX, 241).

Ed ora la storia di oggi: il codice manoscritto contenente lo Statuto era stato sottratto dall’Archivio diocesano di Bagnoregio probabilmente negli anni Settanta ed è comparso improvvisamente nel Catalogo della Casa d’aste Babuino di Roma, come lotto 340 in vendita il giorno 6 luglio 2016, nel quale era così descritto: “Manoscritto in caratteri gotici. Un volume ed. probabilmente cinquecentesca. Piena pergamena. Restaurato”. Non era indicato il prezzo base d’asta ma senza dubbio sarebbe finito ben sopra i 1000,00 Euro. I carabinieri del Nucleo patrimonio culturale, a seguito di denuncia presentata dalla Diocesi di Viterbo hanno sequestrato il codice e, successivamente, dopo le indagini della magistratura, lo hanno riconsegnato ai legittimi proprietari che ora lo custodiranno e metteranno disposizione degli studiosi.
Questa avventura si conclude con un successo: abbiamo recuperato un bene culturale molto prezioso. E’ un auspicio perché episodi del genere siano sempre più frequenti e il nostro patrimonio culturale non sia più disperso.