Il laboratorio fotografico del Dipartimento di Scienze Umanistiche, della Comunicazione e del Turismo dell’Università della Tuscia in collaborazione con il Liceo Scientifico Ruffini porta avanti da tre anni il progetto visivo “Oltre Santa Rosa”.

Il progetto ha messo insieme l’operato fotografico di un gruppo di Docenti dell’Università, del Liceo e soprattutto degli studenti universitari e liceali, in maniera particolare durante la serata del tre di settembre per raccontare fotograficamente il trasporto della Macchina di Santa Rosa. Ora arriva in libreria il secondo volume di una collana che ha un respiro progettuale pluriennale, intitolato “Santa Rosa. Le persone e le cose, le cose e le persone.” che verrà presentato lunedi 12 novembre alle 16 nell’Aula Magna di Santa Maria in Gradi dal rettore Alessandro Ruggieri, dal Sindaco Giovanni Arena e dall’assessore alla cultura Marco De Carolis, dalla dirigente Maria Antonietta Bentivegna, dall’Architetto Raffaele Ascenzi e dal presidente del Sodalizio della macchina di Santa Rosa Massimo Mecarini, insieme ai docenti dell’Università della Tuscia, Gianmaria Di Nocera, Simona Rinaldi e Giovanna Tosatti.Il libro fotografico è un racconto collettivo, secondo occhi, tempi, luoghi e apparecchi fotografici molto diversi tra loro. Il progetto grafico è a cura di Andrea Venanzi. L’impaginazione è un esplicito richiamo al quadrato di Instagram, ovvero il veicolo originario scelto dal gruppo per condividere gli scatti. Il volume presenta una doppia copertina poiché le immagini sono organizzate secondo due percorsi narrative.
I protagonisti sono Giovanni Fiorentino, direttore del Disucom che ha coordinato un gruppo di studenti dell’ateneo insieme a un gruppo di studenti del Liceo Scientifico “Paolo Ruffini” guidati dalle professoresse Stefania Governatori e Letizia Caliento, messi in comune dall’esperienza formativa singolare del laboratorio fotografico del Dipartimento di Scienze umanistiche, della comunicazione e del turismo (Disucom). In tutto 12 persone per un progetto intergenerazionale, interdisciplinare, interculturale, che immediatamente stabilisce contatti e relazioni tra l’università e Viterbo, tra l’istituzione formativa e la vitalità del territorio, tra generazioni differenti di studenti e formatori, tra la scuola e una comunità intera, spesso modificando i ruoli tradizionali con l’obiettivo di avvicinare alla produzione, all’uso, alla fruizione e alla condivisione consapevole di fotografie digitali i tanti e diversi interlocutori.
Il risultato è questo volume che raccoglie un’esperienza di apprendimento, una pratica creativa, un evento religioso e socio-antropologico centrale per la Tuscia, la sua comunità e la città di Viterbo, con la sua vita intensa nei giorni di Santa Rosa. Il laboratorio fotografico nasce in effetti dal dialogo tra Fiorentino e alcuni studenti, da una ipotesi formulata tra generazioni a confronto, dall’urgenza di mettere insieme una dimensione teorico-culturale e una dimensione concreta, operativa, che fondi saperi e competenze difficilmente unite ma che nella fotografia trovano necessità e opportunità. L’esperienza del laboratorio, nata nel 2014 e aperta subito alla partecipazione di tutti gli studenti dell’Università della Tuscia, è stata estesa, nel giugno 2016, a un gruppo di ragazzi del Liceo Ruffini, in occasione del progetto di formazione scuola lavoro che poneva al centro la scoperta culturale ed empirica di quello che in apparenza potrebbe sembrare un mezzo di comunicazione figlio di un dio minore, appunto la fotografia.

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