VITERBO – “Nardini ci offre la storia della sua famiglia come occasione di ricostruzione di una parte della storia del Paese. La vicenda di una famiglia di mezzadri per ricostruire il senso e la realtà di quella civiltà contadina che è stata una parte rilevante della storia d’Italia. Nardini compie lo sforzo di recuperare le proprie radici nel tentativo di riappropriarsi di un senso di comunità che ai giorni di oggi sembra venuto meno e che invece è indispensabile se si vuole costruire una stagione migliore di quella che stiamo attraversando”.

Così ha detto il deputato del Partito democratico Alessandro Mazzoli, ieri pomeriggio, intervenendo nella sala regia del Comune di Viterbo alla presentazione di “Strade di polvere”, quarto libro di Ugo Nardini. Oltre all’autore, il sindaco Leonardo Michelini e la deputata dem Alessandra Terrosi.

Nel salutare la folta platea Ugo Nardini ha detto: “Voglio ringraziare tutti gli amici intervenuti alla presentazione. Ricordo i 15 anni al consorzio agrario di Viterbo e poi i due a quello di Latina. Ricordo i compagni di scuola e gli amici che erano con me in giunta in Provincia. E sono commosso dalla vostra presenza”.

Nel prendere la parola, Mazzoli si è soffermato sui principali elementi del libro di Nardini, riconoscendo all’autore l’importanza di un lavoro di ricostruzione che consente di ripercorrere alcune tappe importanti della storia delle nostre terre e della storia d’Italia. “‘Strade di polvere’ infatti è – ha dichiarato il parlamentare – la ricostruzione appassionata della vicenda della famiglia Nardini nel periodo che va dalla fine del ‘900 agli inizi degli anni 2000 mettendo a fuoco vicende, episodi, flash di memoria dell’autore che si intrecciano con alcuni grandi passaggi della storia nazionale: la tassa sul macinato, il brigantaggio, le guerre mondiali, la Resistenza, la democrazia, il ’68, il terrorismo, il Pci”.

“La storia della ‘Casaccia’, nome del podere in cui risiede e lavora la famiglia Nardini, diviene quindi – ha aggiunto Mazzoli – la storia dell’Italia contadina che ha riscattato la propria dignità grazie al lavoro. Preponderanti nel libro sono il lavoro e il sacrificio di questa famiglia, l’amore sconfinato per l’unità della stessa e per la terra come elemento di vita e tratto di identità. In sostanza, Ugo Nardini utilizza la civiltà contadina come metafora e paradigma di uno stile di vita e di comportamento che prevede sincerità, lealtà, solidarietà, senso del dovere e rigore morale. E con questo recupera una radice profonda della propria storia e della storia comune”.

“La descrizione della vita contadina non è certo soltanto idilliaca ma – ha proseguito – fa i conti con i disagi, le arretratezze e la durezza della vita nei campi. Ciò nonostante, per i Nardini come per tutte le famiglie contadine, non veniva mai meno la speranza verso il futuro, perché il loro desiderio era di quello di continuare a lavorare la terra ma in condizioni di giustizia e dignità, senza più soprusi e vessazioni, in una situazione di libertà e parità di diritti. È grazie a questa spinta di valori e di ideali che Ugo Nardini abbraccerà successivamente l’impegno politico e sceglierà il Partito comunista italiano.

“Lui stesso – ha quindi ricordato Mazzoli – scrive di essersi sentito obbligato all’impegno politico che in questo senso diventeranno un impegno e una scelta all’insegna della libertà e dell’affermazione dei diritti dei più deboli. Nardini fu il solo della sua famiglia a scegliere e praticare l’impegno politico ma non fu certo il solo della sua generazione e delle generazioni di giovani di quegli anni che in tanti predilessero il Pci come scelta di libertà e di lotta, nutrendo una forte fiducia nei confronti della democrazia, della politica e del partito come strumenti per cambiare le cose e volgerle verso chi aveva più bisogno. Non c’è dubbio che il figlio di mezzadri che diventa presidente della Provincia sia una bellissima storia, una storia forte densa di significato e di suggestioni. Ma è anche una bella pagina di democrazia e di funzionamento del partito, capace di selezionare una classe dirigente davvero rappresentativa di esigenze reali della società”.

Mazzoli si chiede: ma perché questo bisogno di ricostruire la storia? “Secondo me – ha spiegato il deputato – il bisogno di recuperare e riscoprire le radici corrisponde al bisogno di comunità. Al bisogno di rapporti umani più appaganti, meno nevrotici, meno ostili, meno sospettosi e meno diffidenti. Soprattutto in un’epoca come quella attuale sembra esistere solo un eterno presente. Un presente tumultuoso, ingolfato, pieno di informazioni o presunte tali, pieno di suggestioni, di possibilità spesso più apparenti che reali. Cresce il rumore di fondo, ma non è segno di più partecipazione e solidarietà, è il rumore di fondo della solitudine e della rabbia. È, per dirla con Bauman, il disorientamento nell’epoca della modernità liquida in cui i fenomeni di esclusione non sono solo quelli relativi alle condizioni materiali di vita delle persone ma sono quelli legati anche alla non comprensione di quello che accade e della velocità con cui accade. In questo senso e per queste ragioni, ‘Strade di polvere’ rappresenta una buona occasione di riflessione che merita di essere raccolta”.