FABRICA DI ROMA – Su il sipario per la ricchissima e variegata stagione del Fabrica Festival che ogni domenica, da novembre ad aprile, proporrà al teatro Palarte di Fabrica di Roma, spettacoli, teatro, musica e cabaret per tutti i gusti e per tutte le tasche.

 

Il biglietto d’ingresso, infatti, di soli cinque euro, è stato espressamente voluto dall’amministrazione comunale con il preciso intento di avvicinare alla cultura quante più persone possibili. Un prezzo popolare quindi, che però non va assolutamente ad inficiare quella che è l’elevata qualità del cartellone in programma, elaborato con la direzione artistica di Carlo Ciaffardini e con la collaborazione dell’ufficio alla cultura del comune di Fabrica, nelle persone di Giorgio Cimarra, Doriano Pedica, Livia Agnelli e della Proloco guidata da Marco Filacchione.

 

La prima parte del Fabrica Festival, la rassegna nazionale di teatro, si aprirà l’8 novembre e proseguirà fino al 6 dicembre, tutte le domeniche con inizio spettacoli alle ore 17:30. In programma grandi autori, da De Filippo a William Home fino a Pierre Barillet e compagnie provenienti da tutt’Italia. Domenica 8 novembre, lo spettacolo inaugurale sarà a cura della compagnia Teatrale Arca di Trevi (PG) che porterà in scena “Le pillole d’Ercole” di M. Hennequin e F.C. Bilhaud. Nella commedia esilarante e briosa, si innesta un meccanismo drammaturgico ad alto ritmo in cui intrighi,
malintesi e colpi di scena generano un’esplosiva miscela di comicità. Tipico esempio di vaudeville francese, il testo, seppur scritto nel 1904, mostra ancora oggi una freschezza di dialoghi sorprendente e funziona come un ordigno ad orologeria, dove in ogni istante la vicenda si complica arrivando a ingenerare situazioni così paradossali e complicate che sembra impossibile allo spettatore, tra una risata e l’altra, che tutto ritorni alla normalità, arrivando ad un lieto fine.

 

La storia di questa divertentissima commedia gravita attorno a due medici, uno dei quali ha inventato la pillola di Ercole, un portentoso ritrovato della medicina, estremamente afrodisiaca. Una girandola di colorati personaggi, cui si aggiunge una moglie innamorata, crea un risultato irresistibile che dà luogo ad un concatenarsi di spassosi eventi. Nella messinscena della Compagnia Arca l’azione viene spostata in Italia intorno agli anni ’50 per un effetto ancora più comico con esilaranti inflessioni dialettali. Di gusto francese restano il bon ton e il perbenismo che emanano dai personaggi, messi in crisi dagli effetti della “droga infame” che porterà l’integerrimo medico ad implorare, con sapore shakespeariano: “Una donna! Il mio regno per una donna!”

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