«La scuola è la più grande impresa culturale di Viterbo; per numero di addetti (circa 700 operatori), per utenti (più o meno 6000 alunni) e per centralità sociale. Chi direbbe mai che la scuola è anche la più grande vergogna cittadina? Non ci credete? Allora mettete piede in uno qualsiasi dei sette istituti comprensivi viterbesi. Una galleria degli orrori: barriere architettoniche, edifici perlopiù vecchi o vecchissimi, aule e palestre seminterrate, impianti non a norma etc. In molti edifici scolastici – scrive Giuseppe Guastini – gli alunni disabili motori non possono nemmeno entrare; in altri non possono accedere a palestre, laboratori, sale teatro etc. perchè di mezzo ci sono rampe di scale difficilissime da valicare. I servizi igienici a norma sono una rarità assoluta. Poi c’è la “perla” degli istituti scomprensivi. L’ Istituto Comprensivo (IC) è il format scolastico che va dalla scuola dell’infanzia alla scuola media ma a Viterbo (con l’eccezione di Grotte S. Stefano) la filiera dell’istruzione è la più tormentata d’Italia.

Prendete gli alunni del Pilastro: all’atto dell’iscrizione alla scuola dell’infanzia entrano a far parte dell’I.C. “Fantappié”, che però sta dall’altra parte della città: zona Porta della Verità; quando, al compimento del triennio, transitano alla scuola primaria distante pochi metri, il plesso “Volta”, si trovano catapultati nell’I.C. “Vanni”, anche questo opportunamente dislocato dall’altra parte di Viterbo, ma in via C. Cattaneo. Ma la baraonda non finisce qui perchè ultimata la scuola primaria, per passare alla secondaria di 1° grado (scuola media), i ragazzi dovranno cambiare istituto per la terza volta; questo perché le scuole medie territorialmente contigue sono la “Tecchi” (via E. Bianchi) oppure la “Egidi” (Ellera), entrambe però appartenenti a diversi I.C. In pratica un cambio di istituto per ciascun segmento scolastico.

Non meno incredibile è lo slalom degli alunni del “Murialdo”: al loro esordio (scuola dell’infanzia “Murialdo”) sono dell’IC “Vanni”; ma a conclusione de triennio, per accedere alla scuola primaria di zona, sono costretti a migrare ad un diverso IC, il “Canevari”. Conclusa la primaria, per accedere alla dirimpettaia scuola media i ragazzi tornano all’IC Vanni! In pratica un’entrata, un’uscita ed un rientro. Se ancora considerate i due grandi poli scolastici di via C. Cattaneo e del quartiere Ellera non potete non restare stupiti dal fatto che al naturale passaggio fra scuola primaria e scuola media, in entrambi i casi distanti appena qualche metro, i ragazzi sono inesorabilmente costretti a cambiare istituzione scolastica!

Questo perché gli strateghi delle varie amministrazioni comunali hanno pensato bene di collegare la primaria “Canevari” NON con la naturale dirimpettaia media “Vanni” ma con quella di S. Martino al Cimino e la media “Vanni” con la primaria giù al Pilastro! In modo inverosimilmente analogo, nel quartiere Ellera, le dirimpettaie primaria e media sono state create IC distinti. I pochissimi a non essere stati disarticolati dalle amministrazioni comunali sono gli alunni di Grotte S. Stefano e di S. Martino, che godono della fortunata eccezione di iniziare e concludere il loro percorso scolastico rimanendo sempre all’interno della medesima istituzione scolastica.

Prestate attenzione ad un dettaglio: dovete considerare che i rimbalzi da un istituto all’altro non riguardano il mero assetto logistico ma costituiscono veri punti di discontinuità metodologico-didattica derivanti da salti fra diversi collegi di docenti, caratterizzati da differenti tratti identitari.

In termini educazionali il carattere identitario dell’IC si definisce “curricolo verticale”, ossia un percorso didattico unitario, continuo e progressivo lungo la filiera infanzia-primaria-media. Questo significa che gli alunni di Viterbo sono penalizzati in partenza da un handicap strutturale che li porta ad interrompere e passare più volte da un curricolo all’altro e che li accompegnerà sino al diploma del 1° ciclo. I docenti e i presidi cercano di porre rimedio a questo stato di “continua discontinuità” con il loro impegno ma nessuno potrà annullare del tutto lo svantaggio derivante da tale strampalato modo di disegnare la mappa delle scuole di Viterbo.

Ecco perchè li chiamano istituti scomprensivi».

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