Se c’è un merito che può vantare il Decreto Dignità è quello di essere una legge unica al mondo.

O meglio, il DL contiene un articolo, il nono, che sancisce un divieto che mai prima era stato imposto: non pubblicizzare o sponsorizzare il gioco d’azzardo né in forma diretta né indiretta. Un unicum mondiale considerato che esistono già delle forme di restrizione e controllo, ma un governo che si imponesse a questi livelli non si era ancora visto.

Pro e contro dell’articolo 9

A torto o ragione? La disputa su questo è ancora molto accesa, di sicuro il gioco d’azzardo (in Italia) gode di ottimi affari ma pessima fama, accusato com’è di aver costretto alla povertà molti giocatori che non hanno saputo segnare un limite tra gioco e vizio.

È soprattutto sulla base di queste suggestioni che l’opinione pubblica ha accolto con favore la Legge 96/2018, che di fatto tocca varie tematiche quali la riduzione degli anni per i contratti a tempo determinato, la semplificazione fiscale, l’annullamento del redditometro e la lotta alla delocalizzazione.

Il DL, come l’esecutivo che lo ha varato, gode del placet popolare e ora anche all’estero i detrattori dell’azzardo attendono i risultati del test condotto dall’Italia per capire se l’enorme mercato dell’azzardo è assolutamente necessario oppure no.

Casi simili nel mondo

Vi sono altri casi nel mondo di paesi che hanno applicato un giro di vite sulla possibilità di reclamizzare le attività di scommesse e gioco d’azzardo. Se n’è parlato alla conferenza della Iagr, International Association of Gaming Regulators, tenutasi a Copenaghen a settembre e che ha avuto tra i principali temi affrontati anche il caso italiano ritenuto tra i più interessanti. Nell’elencazione di casi non lontani da quello italiano sono stati citati Giappone, Macao, Singapore e Australia, paesi che hanno posto dei veti su alcune specifiche azioni di marketing e precisi segmenti pubblicitari, la cancellazione totale è in ogni caso assai distante da queste realtà.

Sempre però durante la conferenza, e grazie al relatore Piet van Baeveghem, manager della Lotteria nazionale belga, si è esposto anche il caso del paese fiammingo che sta per introdurre una nuova legislazione in materia di giochi. Casinò e scommesse online saranno materia della giurisprudenza ancora in formulazione: pubblicità solo sui rispettivi siti per le società che distribuiscono i casinò games, oltre alla possibilità di ricorrere al direct marketing cioè formulare offerte e promozioni customizzate sui singoli clienti. Riguardo le scommesse online, invece, non potranno andare in onda spot durante le manifestazioni sportive, i programmi per ragazzi e comunque non prima delle 20.00. Per la cronaca van Baeveghem si è riferito al provvedimento italiano parlando di “drastico e probabilmente eccessivo” per poi suggerire la sua soluzione al caso: diminuire il numero degli operatori sul mercato così da abbassare flussi di gioco, pubblicità e illecito.

Ma cosa prevede l’articolo 9 della Legge 96/2018?

Breve recap, l’articolo del Decreto Dignità dedicato all’azzardo non guarda solo alla pubblicità. L’obiettivo cardine è quello di contrastare il disturbo da gioco d’azzardo, i metodi per perseguire lo scopo sono questi:

divieto per pubblicità su gioco e scommesse. I contratti stipulati entro il 14 luglio 2018 (data di entrata in vigore della legge) godranno di un ulteriore anno di validità

divieto di sponsorizzare gioco e scommesse. I contratti stipulati entro il 14 luglio 2018 decadranno tutti entro il 1° gennaio 2019;

in entrambi i casi di cui sopra la violazione sarà punita con una sanzione pecuniaria pari al 20% del valore del contratto e comunque non inferiore a 50 mila euro;

preferire il termine “disturbo da gioco d’azzardo” in luogo di “ludopatia” et similia;

innalzamento graduale del PREU (prelievo erariale unico) entro i prossimi 5 anni;

obbligo di dotazione del lettore per tessera sanitaria su ogni apparecchio di gioco entro il 1° gennaio 2019;

apposizione della scritta “nuoce gravemente alla salute” su gratta e vinci e slot;

disponibilità del nuovo logo “No slot” per i locali privi di apparecchiature di gioco.

Pubblicità sì, pubblicità no

Insomma, le posizioni sono queste: da una parte c’è il governo sostenuto dall’opinione pubblica che ritiene sacrosanto tirare questo colpo alla “lobby del gioco d’azzardo” per proteggere la salute dei cittadini; dall’altra ci sono gli addetti ai lavori che spingono per un passo indietro seguendo un’idea ben precisa ovvero che la pubblicità aiuti a distinguere il gioco legale da quello illecito.

È altrettanto vero che i diretti interessati sono anche altri, come ad esempio le società sportive che fino a ieri potevano contare sui soldi dei betting partner e a fine anno saranno costrette a rinunciare ai contratti. Vale la pena di ricordare che il giro d’affari intorno al gioco è davvero impressionante: quasi 100 miliardi di euro (9,5 per lo Stato). Un successo che va rinforzandosi e migliorandosi di anno in anno grazie alla transizione dei grandi classici del casinò dall’analogico alle piattaforme web e ai dispositivi mobile. 150 mila dipendenti, 6 mila imprese, ma la salute prima di tutto, come dice l’adagio, e per questo il governo non farà un passo indietro in questo senso, c’è da scommetterci.

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