VITERBO – Venerdì 5 luglio secondo attesissimo appuntamento al Tuscia Film Fest 2019.
Marco Bellocchio e Pierfrancesco Favino – freschi vincitori dei Nastri d’Argento a Taormina dove il film ha trionfato ottenendo sette riconoscimenti – presenteranno Il traditore e incontreranno il pubblico del Tuscia Film Fest.
Nel corso della serata Marco Bellocchio riceverà il Premio Tuscia Terra di Cinema “Luigi Manganiello” 2019.

L’appuntamento è in piazza San Lorenzo alle ore 21.15 mentre la prevendita dell’evento è disponibile sul sito www.tusciafilmfest.com e a Viterbo presso il Museo Colle del Duomo in piazza San Lorenzo (ogni giorno dalle ore 10 alle ore 19).
La biglietteria dell’arena (salvo nel caso di tutto esaurito in prevendita) aprirà alle ore 19.15 in Piazza della Morte.

Acclamato al Festival di Cannes 2019 e presentato nelle sale nel giorno della ricorrenza della strage di Capaci (23 maggio 1992), Il traditore ripercorre la vita di Tommaso Buscetta, le cui rivelazione hanno scardinato il muro di silenzi e omertà.
Una scelta coraggiosa, pagata a caro prezzo, tra vendette trasversali e lutti familiari.
«Nella storia tradire non è sempre un’infamia. Può essere una scelta eroica. I rivoluzionari, ribellandosi all’ingiustizia anche a costo della vita, hanno tradito chi li opprimeva e voleva tenerli in schiavitù» (Bellocchio).

Come in altri tasselli della sua lunga e complessa filmografia (Buongiorno notte, Vincere), il regista di Bobbio scava a fondo nella Storia alla ricerca di ciò che rimane di umano dietro le maschere del potere. Pierfrancesco Favino, la cui interpretazione è stata universalmente apprezzata, si cala anche fisicamente nel personaggio, con l’obiettivo di farne emergere il lato interiore, il mistero di un uomo che rivela tutto, tranne se stesso.
Marco Bellocchio, uno dei registi più anticonformisti della storia del cinema italiano, maestro riconosciuto del cinema europeo, dopo il diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha esordito giovanissimo con I pugni in tasca (1965), in cui inscena, dall’interno, la disgregazione della famiglia e della borghesia preannunciando il ’68. Con La Cina è vicina (1967), Nel nome del padre (1971), Sbatti il mostro in prima pagina (1972), Matti da slegare (1975), Marcia trionfale (1976), Bellocchio si confronta con altri universi chiusi, dove la libertà non può spiccare il volo.
Negli ultimi anni, il suo cinema raggiunge una maturità di sguardi giocando su molteplici registri, in una prospettiva di ripensamento sia della società attuale (Bella addormentata) che dei fantasmi del passato.

Eclettismo. Sia nella voce che nei ruoli che sceglie. È questa la caratteristica principale di Pierfrancesco Favino, attore, doppiatore e conduttore televisivo (Festival di Sanremo, 2018).

Dopo una lunga gavetta (si diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, lavora poi molto negli anni ’90 in televisione e poi al cinema con il suo primo film nel 1995, Pugili di Lino Capolicchio), la sua stella è esplosa solo nel 2005 con Romanzo criminale di Michele Placido.
Al pari di un altro late boomer come Marco Giallini, Favino è stato a lungo un caratterista, un volto dello sfondo, un personaggio con poche battute a far gavetta dura. Ora è divenuto una star internazionale a tutti gli effetti (è uno dei pochi attori italiani a essere richiestissimo all’estero) e Il traditore di Marco Bellocchio ne è la testimonianza più recente.

Il Tuscia Film Fest proseguirà sabato 6 luglio con Francesco Pannofino e lo sceneggiatore Franco Ferrini, ospiti della serata evento Sergio Leone: cinema, cinema, mentre domenica 7 luglio il programma prevede Sulla mia pelle di Alessio Cremonini che racconta la vicenda umana di Stefano Cucchi.

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