VITERBO – Quali sono i canali attraverso i quali gli italiani scelgono di informarsi nel 2018? E come è cambiato il modo di fare informazioni negli ultimi anni?

La sempre più capillare diffusione del web e degli strumenti che permettono di mantenersi in contatto con il resto del mondo 24 ore 24, ovunque ci si trovi, nell’ultimo decennio ha modificato in modo profondo grandi e piccoli aspetti del vivere quotidiano, abitudini di consumo e persino il modo di relazionarsi.
Le nuove tecnologie dell’era della digitalizzazione hanno acceso la scintilla di una vera rivoluzione, che sta smontando molti dei paradigmi tradizionali, imponendo nuovi modelli anche nel mondo del lavoro.

Il modo in cui le notizie vengono pubblicate e si diffondono rientra a pieno titolo tra i grandi cambiamenti del XXI secolo.
Grazie alla rete, un numero di persone in costante crescita ha libero accesso ad un universo di conoscenze sempre più vasto. La possibilità di aggiornarsi sugli ultimi avvenimenti e di farsi un’opinione attorno ai temi più disparati è oggi alla portata di tutti e tutti hanno la possibilità di esprimere il proprio punto di vista e tentare di far valere le proprie idee.

L’informazione, in sostanza, è sempre più democratica. Tuttavia, il risvolto della medaglia è rappresentato da una fruizione sempre più veloce e superficiale dei contenuti, da un lato, e una cura sempre minore nella verifica delle fonti e della veridicità delle notizie, dall’altro.

La proliferazione dei social network e dei siti di informazioni online sta trasformando il volto del giornalismo: le redazioni di tutto il mondo si trovano di fronte alla sfida di saziare la voracità degli utenti del web, producendo grandi quantità di contenuti senza rinunciare alla qualità. Parallelamente, occorre fare i conti con introiti pubblicitari sempre più esigui e con un pubblico raramente disposto a pagare per i servizi e le informazioni di cui si avvale.

A scontare gli effetti del boom dell’informazione online sono mezzi tradizionali come i giornali cartacei, che nell’ultimo decennio hanno visto il numero dei loro lettori assottigliarsi rapidamente.
Dal “Rapporto sulla comunicazione 2017” stilato dal Censis, emerge che la quota degli italiani assidui lettori di quotidiani si assesta attorno al 14,2% del campione considerato, aumentando al 35,8% quando si prende in considerazione chi sceglie di informarsi attraverso la carta stampata solo saltuariamente.

A fornire un quadro più chiaro dello stato di salute del settore sono i numeri resi noti dalla Federazione Italiana Editori di Giornali (FIEG): se nel 2005 le copie di giornale distribuite ammontavano, mediamente, a circa 5.460.000 al giorno, nel 2016 il numero scendeva a 2.600.000, con un crollo di fatto superiore al 50%.

La contrazione delle vendite delle copie cartacee dei giornali è stata solo in parte bilanciata da quelle distribuite nel nuovo formato digitale. Anche in questo caso, all’iniziale boom è seguita una flessione, anche se decisamente meno drammatica.
Un segnale positivo arriva dalla crescita degli abbonamenti sottoscritti da imprese e da professionisti che sempre più spesso optano per la pratica versione virtuale dei quotidiani, anche grazie a quegli applicativi nati per semplificare la consultazione dei file Pdf dei giornali, fornendo strumenti che agevolano le ricerche all’interno degli articoli e rendendo possibili vere e proprie rassegne stampa digitali.
I software che simulano edicole virtuali consentono la gestione di decine di abbonamenti aziendali a quotidiani e riviste e la sfogliatura delle pagine da computer, tablet e persino smartphone in maniera fluida, abbattendo i tempi di caricamento dei contenuti e offrendo strumenti per il ritaglio e/o il salvataggio di pagine e passaggi di interesse.

Le possibilità offerte dagli sfogliatori online più avanzati, come quella di impostare alert automatici che segnalano la pubblicazione di notizie e aggiornamenti relativi a temi segnalati come di interesse o quelli che consentono di inoltrare ai colleghi articoli e brani che si intende condividere, hanno anche avuto il merito di fornire un’alternativa molto funzionale e soprattutto del tutto legale ai portali web che propongono contenuti piratati.
All’inizio dello scorso anno, la Guardia di Finanza annunciava la chiusura di 50 domini illeciti che diffondevano gratuitamente la versione digitale di quotidiani e riviste italiane, generando notevoli flussi di visitatori e monetizzando su banner e inserzioni pubblicitarie.

L’editoria italiana si trova di fronte alla sfida di rinnovare la sua offerta, adeguandosi alle nuove abitudini dei consumatori, senza rinunciare al metodo di lavoro e alla serietà richiesta da una professione come il giornalismo, fondante per qualunque società civile.
Negli anni a venire, la strategia vincente sarà quella di puntare su contenuti progettati ad hoc per l’edizione online delle testate giornalistiche e strutturati, anche dal punto di vista della scelta del formato e del linguaggio, per raggiungere le giovani generazioni, il settore di mercato più importante, ma, attualmente, anche meno valorizzato.

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