Indichiamo una fenomenologia sociale ove coinvolgenti studi osservano i processi che direttamente, indirettamente o manifestamente, erompono persecuzioni … sofferenze e gravi delitti …

 

Ed avvenne in dissimili momenti della inesprimibile contemporaneità una particolare osservazione complessa e preoccupante ove traspare assoggettata a processi sociali quali cause rilevanti del cosiddetto imbarbarimento collettivo … Un popolo affetto da deviazioni e patologie culturali erroneamente sminuite nel contesto pubblico ed istituzionale, senza peraltro identificarne l’atteggiamento lassista ove si occultano insidiosamente i germi criminogeni.

Nella intensa ed allo stesso tempo modesta attività analitica abbiamo indicato il “bullismo” quale una delle metamorfosi della “cafonaggine” ed inoltre nelle propaggini delle attività di ricerche sociologiche è stata evidenziata una seria inquietudine scaturita dalla latente minimizzazione collettiva ed istituzionale del fenomeno!

Per avere un prospettico e più illuminato equilibrio del fenomeno dobbiamo inevitabilmente approfondire alcuni elementi “culturali e sociali” della manifestazione e se la predetta misurata incuranza può essere l’indicatore di rilevamento che puntualizza la vastità del fenomeno, ovvero se questa pseudo tolleranza (sociale ed istituzionale) è sinonimo di una espansione non più contenibile del fenomeno cafonesco.

D’altronde è evidente che la “cafonaggine” non è un “titolo nobiliare” che lambisce la sfera erudita o semplicemente un vocabolo allegorico, è un appellativo che racchiude una moltitudine di elementi e comportamenti che oserei definire “culturali” ed allo stesso tempo pericolosi e dilaganti nel contesto comune.

Uno degli elementi etimologici della storia e forse quello più eloquente dell’appellativo stesso di “cafone” è riferito al Centurione Romano (Cafu) il quale maturata “l’età pensionabile” quale buonuscita e compenso gli vennero concessi alcuni appezzamenti di terreno in Campania per gli oneri di guerra sostenuti contro i cosiddetti “barbari” del Nord Europa e quel modo ostile di agire contro i nemici barbari egli lo impiegava presumibilmente contro i confinanti terrieri!  Questo aneddoto storico-culturale appare opportuno ed allo stesso tempo necessario per lumeggiare un comportamento sociale ostile alla civiltà.

Crediamo opportuno, doveroso ed inevitabile affrontare un fenomeno che lede fortemente il contesto sociale, ove abbiamo i titoli e le facoltà per studiarne le cause e le manifestazioni finalizzate a promuovere una seria e diffusa riflessione sociale, poi eventualmente saranno le istituzioni ad avanzare indicazioni idonee per prevenire ed arginare tale minaccia.

Ovviamente sarebbe incredibilmente intollerabile per un rappresentante delle istituzioni assumere un siffatto atteggiamento, anche se non limitatamente assistiamo ad episodi di scortesia, maleducazione, linguaggio zotico, inclinazioni che manifestano situazioni ed elementi preoccupanti agli stadi istituzionali ad iniziare da alcuni sigg. Sindaci i quali obliano lo status di cittadino per applicare quello di suddito.

Una attenzione particolare deve essere incentrata nei “quartieri” delle città più o meno popolose in particolare in quelle zone dove si manifestano o si percepiscono elementi di isolamento sociale dovuto anche ad un insufficiente controllo del territorio da parte delle istituzioni, citiamo aree non raramente inficiate e definite “riserve umane elettorali “.

Gli elementi costitutivi sollecitati dal “desiderio o vantaggi detraibili” trovano nella prevaricazione sui simili una forte ed allo stesso tempo “incoraggiante” attività delittuosa comparata ad elementi che abbiamo percepito e constatato in quelle località dove già esistono le condizioni per il proliferare della “cafoneria”.

Nella fattispecie il soggetto interagisce col territorio ove esercita quasi indisturbato comportamenti che inevitabilmente provocano disagi ed incudono timore ai confinanti su tutto quello che è suolo pubblico ed anche privato nei cosiddetti condomini:- (Parcheggio delle auto, installazione illecita di cose, abusi di competenze, linguaggio arrogante, bullismo, atti intimidatori ed ancor), sono elementi di comportamento asociale che nel perdurare del tempo inevitabilmente sfociano in fatti gravi e gravissimi sia all’interno che all’esterno dei nuclei familiari, quali le aggressioni, lesioni e non raramente anche omicidi, che solitamente esprimono gli effetti della impunità dei cafoni.

Un aspetto preoccupante, doloroso e grave che non deve ricadere solo sulle Istituzioni, che evidentemente hanno grandi responsabilità, ma sull’intera collettività, rea di aver minimizzato o tollerato il fenomeno!

La stessa Criminologia ha ben individuato e consolidato questi deviati “aspetti culturali” non di rado sfociati in fenomenologie molto preoccupanti anche in considerazione di fatti od esperienze acquisite e maturate “sul campo” ove si è constatato che  solitamente tali manifestazioni sono  dovute o scaturite da una disattenta valutazione del fenomeno stesso dal momento che allo stato iniziale possono apparire addirittura metaforiche od affettuosamente allegoriche, ma solitamente sono le basi per una criminalità individuale ed allo stesso tempo “associata o condivisa” in particolare in quelle aree o quartieri di cui abbiamo fatto cenno nella premessa.

Auspichiamo che la umiltà dell’autore non sia effigiata con la modestia delle sue idee da sempre finalizzate ad aprire momenti di riflessione in contesti che notoriamente prediligono la spettacolarizzazione degli eventi …

Che il Futuro ci sia amico ….

 

Claudio Cianchella