VITERBO – Le tendenze più recenti della storia contemporanea e della storia delle relazioni internazionali hanno sottolineato l’esigenza di indagare le dinamiche culturali transnazionali, con attenzione particolare alle immagini e alle percezioni veicolate dai linguaggi audiovisivi e dai circuiti mediatici.

Gli studi più innovativi sulla guerra fredda hanno rimarcato inoltre le connessioni esistenti con i processi di integrazione europea e di decolonizzazione, discutendo le categorie interpretative dell’interdipendenza politica e delle rappresentazioni mediatiche.

La competizione tra il blocco capitalista degli Stati Uniti e quello comunista dell’Unione Sovietica ha avuto il suo epicentro nel continente europeo ma si è estesa agli spazi geopolitici del mondo globale ed ha costituito un «intero campo semantico di significato», con uno scontro di civiltà nel quale le due superpotenze hanno cercato di conquistare «i cuori e le menti dei cittadini dei rispettivi campi e di un’opinione pubblica che sta diventando sempre più mondiale».

La guerra fredda ha investito in modo pervasivo la sfera dei mass-media, con una rappresentazione della politica fondata sui principi di «libertà e liberazione, deterrenza e credibilità, integrazione e sovranità», fino a diventare nell’immaginario di milioni di cittadini la «massima fiction dell’epoca», con espressioni significative nella fotografia e nel cinema, nella radio e nella televisione. Occorre far interagire «potenza e cultura, geopolitica ed ideologia», fino a «cogliere l’evoluzione degli aspetti intangibili, eppure così importanti, costituiti dall’immaginario di cui la guerra fredda si nutrì, e che essa a sua volta alimentò in abbondanza», con una ampia produzione culturale spesso incentrata sull’integrazione europea e sullo spazio mediterraneo.

Allargando un tale orizzonte di ricerca oltre la fine della guerra fredda e nello scenario internazionale del post 11 settembre 2001, si prospetta un fecondo terreno di confronto metodologico e interdisciplinare tra storici dell’età contemporanea e delle relazioni internazionali e con gli studiosi della sfera mediatica, con lo scopo di interrogarsi sull’eredità di lungo periodo della guerra fredda e sui rapporti tra l’Unione Europea e il Mediterraneo nel mondo globale.

Di tutto ciò si parlera nel convegno internazionale di studi che si terrà presso l’Università della Tuscia dalle 15 di oggi, 16 maggio, fino alla mattinata del 18 maggio 2017. Il convegno rientra nel quadro delle attività della cattedra Jean Monnet di cui è titolare il Prof. Maurizio Ridolfi.

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