MONTEFIASCONE – La Sala Innocenzo III della Rocca dei Papi ha fatto da cornice al primo della serie degli incontri “Conoscere il mondo per comprendere l’Italia” organizzata dall’Amministrazione Comunale di Montefiascone in collaborazione con ambasciate italiane e straniere e l’Istituto Superiore Universitario di Scienze Pedagogiche e Sociali Progetto Uomo.

“Attualmente lo scenario del mondo ci pone di fronte a sfide complesse: si tratta di grandi cambiamenti che inevitabilmente hanno un grande impatto anche sullo scenario italiano: questa rassegna, che invita ambasciatori italiani e stranieri dalla grande esperienza internazionale serve a capire questi turbolenti tempi e a comprendere gli scenari che potrebbero stagliarsi nel prossimo futuro” spiega il sindaco Massimo Paolini. “L’idea di questa iniziativa nasce dalla valutazione dell’attuale scenario mondiale che è caratterizzato da sfide e da situazioni di crisi sempre più complesse.

Con la ricorrenza dei 60 anni dai Trattati Europei di Roma ci sembra doveroso partire proprio dall’attuale ruolo dell’Unione Europea, mai messa in discussione come oggi alla luce degli ultimi tumultuosi avvenimenti politici e sociali – aggiunge l’Assessore alla Cultura Fabio Notazio, che ha voluto fortemente il concretizzarsi di questa rassegna di incontri internazionali.

Il ruolo di moderatore di questo primo incontro intitolato “Quali difese adottare per le sfide esterne alla sicurezza e alla stabilità dell’Europa” è spettato a Costantino Moretti, analista geopolitico internazionale, già esperto economico-finanziario presso gli affari esteri.

All’ambasciatore Giovan Battista Verderame, già ambasciatore italiano in Algeria e in Ungheria è spettato il non semplice compito di fare chiarezza sulla situazione dell’Europa Unita, esordendo con un ricordo personale: quando nel 2004 era ambasciatore in Ungheria si decise di commissionare a uno sculture un monumento per celebrare l’ingresso del Paese Magiaro nell’Unione venne chiesto a ogni ambasciatore comunitario di formulare una frase che esprimesse il comune sentire europeista. Verderame, da buon napoletano, scelse una citazione del grande filosofo conterraneo Benedetto Croce: “Già in ogni parte d’Europa si assiste al germinare di una nuova coscienza, di una nuova nazionalità (perché, come già si è avvertito, le nazioni non sono dati naturali, ma stati di coscienza e formazioni storiche); e a quel modo che, or sono settant’anni, un napoletano dell’antico Regno o un piemontese del regno subalpino si fecero italiani non rinnegando l’esser loro anteriore ma innalzando e risolvendolo in quel nuovo essere, così e francesi e tedeschi e italiani e tutti gli altri s’innalzeranno a europei e i loro pensieri indirizzeranno all’Europa e i loro cuori batteranno per lei come prima per le patrie più piccole, non dimenticate già, ma meglio amate”.

“Grazie a un processo che non si è svolto in maniera lineare, ma che è stato il risultato di un faticoso processo a tappe, non privo di battute d’arresto, un sogno comune si è concretizzato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale donando ai cittadini la cittadinanza europea, smantellando le frontiere e costituendo un Mercato Unico. Due fattori invece hanno tolto credibilità all’Europa: la Moneta Unica è stato un processo enorme di integrazione che è andato avanti non privo di errori, la cui comparsa successivamente si è accavallata a una crisi economica senza precedenti, gettando in grave difficoltà alcuni Paesi del Sud Europa accusati poi da quelli del Nord di essere inaffidabili – continua – a questo si aggiunge l’emergenza migranti, che mette in difficoltà l’applicazione dei principi cardine di accoglienza e comprensione reciproca quando invece questo flusso è molto difficili da gestire. Così è accaduto che in alcune frange si sta osservando una prevalenza della dimensione intergovernativa su quella sopranazionale, rischiando di mandare indietro le lancette della Storia. Invece bisogna trovare una soluzione insieme perché l’Europa è al centro dei grandi rivolgimenti internazionali in atto.

Queste problematiche non sono risolvibili su scala nazionale e per uscire dalle crisi globali occorre recuperare la dimensione sopranazionale”. L’ambasciatore ha concluso il suo accorato intervento rivolgendosi ai giovani, come i ragazzi dei licei che hanno assistito all’intervento: “Non date niente di scontato: quello che è stato dato da 60 anni di integrazione può essere tolto da un momento all’altro. I trattati hanno effettivo potere non in quanto atti scritti nero su bianco ma quando i cittadini si riconoscono nei loro valori e li vivono quotidianamente”.

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