VITERBO – Dovrò prima o poi sottopormi alle vecchie e tanto rimpiante cure termali rigenerative in altri stati e in altre latitudini, questo in quanto l’acclimatamento potrebbe giocare un ruolo di benefica dualità giovando sia al mio fisico che alla mia reputazione. Sembra quasi impossibile infatti credere che a meno di 2000 chilometri dalla nostra città una persona che tenta di salvaguardare i tanto amati animali sia un eroe cittadino/nazionale, con tanto di coppe e medaglie in bella mostra sul camino di casa, mentre al contrario nella mia patria e soprattutto nella mia città, un perdigiorno del mio calibro venga considerato dai colletti bianchi …cito testuale “ fanatico e pericoloso estremista” – intollerabile criminale “- disgustoso degno di arresto immediato.

Ma veniamo a noi.

Prima che inizi lo sterminio politico del lupo, la mia coscienza animalista mi impone di sottoporre alla attenzione del lettore uno stralcio di storia italiana.

Partiamo da una fotografia, una cartolina, scattata nel 1921 a Mondovì che si ritiene con certezza ritragga l’ultimo lupo ucciso nelle Alpi occidentali

Perché l’abbiamo sterminato? Perché l’uccisione dell’ultimo lupo, di circa 6000 stimati, fu dettata dai politici del tempo per raccogliere voti e simpatie tra gli uomini e le donne che, per effetto di storie e leggende fantasiose, avevano timore di incontrarne uno sulle colline e sui sentieri che noi oggi facciamo da escursionisti, ma che al tempo non avevano di certo questa funzione. Erano al contrario sentieri di collegamento fra le borgate e fra le borgate, i luoghi di lavoro, alpeggi e pascoli. Da specificare che nessun lupo aveva mai aggredito nessun uomo donna o bambino, anzi, il pascolo delle bestie era governato dai bambini dai 6 ai 9 anni. Le bambine a 9 anni, i maschi due anni prima, non erano considerati adatti a lavorare i campi, quindi ormai sprecati per passare la giornata a non fare niente guardando le pecore.

Heidi, il cartone animato, ha un suo senso: i bambini alla mattina presto portavano via 3 o 4 caprette, 4 o 5 pecorelle e si mettevano insieme con gli altri bambini della borgata e avevano un totale di 20 pecore e le portavano al pascolo. Ma la paura della gente mista all’arroganza e l’ignoranza dei politici del tempo, nonostante tutto sterminarono il maestoso lupo, pensate, proprio una fotocopia dei nostri giorni nella nostra città, e anche all’ora vennero incaricati della strage i sparatori di professione, gente senza troppi scrupoli che per pochi centesimi uccideva spietatamente i “pericolosissimi” lupi.

Il lupo è stato sterminato perché era , a detta di incompetenti, incompatibile con le attività dell’uomo: uno sterminio, al tempo, ritenuto inevitabile, che nel giro di pochissimi mesi portò all’estinzione completa del lupo, sterminato su Alpi e Appennini, nel centro Italia – Abruzzo, Aspromonte, Majella, le zone più selvagge d’Italia, le zone dove fa più freddo, dove nevica di più e ci sono i posti più isolati. Il lupo, nel 1970, primo censimento ufficiale dei lupi, era stimato stimato in circa 100 individui. E solo grazie a Germania e Francia, che ripopolarono il nostro paese, l’Italia, ha oggi esemplari meravigliosi di lupo, purtroppo grazie agli idioti sopra meglio descritti, non autoctoni. Oggi la storia si ripete, politici senza scrupoli, cacciatori assetati, credenze da favolette di cappuccetto rosso, ed ecco signori, riservita la strage. Si dice sui libri che la storia insegni, ma nella nostra città evidentemente questo detto non ha rilevanza.

Oggi per portare un esempio palese, in Val Susa ci sono molti lupi, rispettati ed onorati da cittadini, allevatori e soprattutto politici, ed un grandissimo numero di grandi aziende, ognuna con 3-4 mila pecore. Da quelle parti non si ricorre ancora, in barba alle leggi atroci del “governo”, allo sterminio, ma si proteggono i capi di bestiame dagli assalti dei lupi per mezzo di semplici reticolati elettrificati a basso voltaggio, e nessuno, ne lupi ne pecore, corrono rischi.

Nella nostra città, purtroppo le reti elettrificate non le hanno ancora inventate, ma al contrario hanno inventato la figura del controllore regionale, che gira per gli allevamenti e, sulla base di testimonianze giurate con la formula, mano sul cuore e “parola di boys scout”, elargisce risarcimenti a pioggia agli allevatori colpiti da “stratosferici attacchi assassini” operati da lupi di 50, 70, 100 chili e talvolta alti persino 4 o 5 metri.

Mi rivolgo ancora una volta a cuore aperto alla politica viterbese. Cerchiamo di fare tesoro di quanto accadde nel 1921 nel nostro paese, cerchiamo tutti di usare un minimo di coerenza e di sano patriottismo……se questa parola esiste ancora, prima di andare poi tra qualche anno ad elemosinare vergognosamente in giro per il mondo esemplari di animali estinti.

Leonardo De Angeli

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